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Gianluca Della
Monica è di
Roma. È militare in servizio permanente dal 1996 e per questo
spesso assente dalla capitale. Parla perfettamente inglese avendo
vissuto e lavorato a Londra e in Irlanda, cui è molto legato e che
a volte ricorre nei suoi scritti. Scrive poesie e romanzi in cui
la psiche dei protagonisti viene spesso tirata in ballo e messa
duramente alla prova.
I suoi scrittori preferiti sono in gran parte contemporanei. Ognuno lo affascina per una caratteristica diversa, come la grinta
nei personaggi di Ken Follett, la dolcezza linguistica di Dacia
Maraini, le atmosfere toccanti di Susanna Tamaro. Del passato
apprezza il romantico Coleridge, Schopenhauer e Guy de Maupassant,
ad una novella del quale si è ispirato per il suo quarto romanzo,
attualmente in attesa di una casa editrice adeguata. |
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Della Monica afferma che, quando comincia a scrivere un romanzo, le
sue idee partono da un aforisma, nel caso de
“L’angelo
malato”,
la sua prima opera edita (2001), ad ispirarlo sono state delle parole
del Mahabharata "L'anima è cosa che la spada non può ferire, che il
fuoco non può consumare, che le acque non possono macerare, che il
vento di mezzogiorno non può essiccare". Nel romanzo
“Farfalle
di porcellana”
(2003) ad ispirarlo sono state le parole di Carl Sandburg: "Nulla
accade se non l'hai sognato prima".
Nel 2007 pubblica il suo terzo romanzo:
“Il
pugno nello stomaco”.
L’arte e la sua opera purificatrice sono le vere protagoniste di
questo romanzo. L'arte diventa il rifugio dell'io narrante ogni
volta che la vita lo mette di fronte a prove più o meno dure, e saprà
anche insegnargli che in realtà il destino non esiste e che è solo una
giustificazione inventata da chi si rassegna troppo facilmente. Anche
in questo romanzo è stato un aforisma ad ispirare lo scrittore: “Si
usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere
d'arte per guardare la propria anima.” |
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