Racconto di Alessandra Nassuato

IAIONA69@libero.it

Il libro di Anna

 

Ero andato da Anna per restituire i libri che mi aveva prestato suo marito, ma lui era ancora all'estero per lavoro. Le chiesi se sarebbe tornato presto. Mi rispose di fermarmi a bere un caffè.
Non sembrava volesse sedurmi, aveva un'aria talmente assente e distratta che mi domandai il perché di quell'invito.
"Siediti Alessandro! Devo parlarti."
"Dimmi Anna, qualcosa non va?"
"No, tutto bene, avrei un piacere da chiederti, ma non so da dove iniziare…"
"Dimmi pure, ti aiuterò volentieri ."
"Se il migliore amico di Stefano oltre che il suo editore, ma mi devi promettere che non farai parola con lui della nostra conversazione!"
"Anna, se si tratta di storie di corna, ti avverto che non ne voglio sapere nulla!"
"No Ale, no, risiediti e lasciami parlare!"
Era visibilmente nervosa, rossa in viso, emozionata, pareva dovesse rivelarmi il destino dell'umanità; ormai ero incuriosito a tal punto da non riuscire a stare seduto su quella maledettissima sedia.
"Vedi Ale, da quando Stefano ha iniziato a scrivere i suoi romanzi di fantascienza io mi sono appassionata alla lettura, ho iniziato dai testi di mio marito, e poi piano piano, ho sentito l'esigenza di continuare…"
"Anna, capisco, ma…"
"Per favore, non interrompermi, lasciami finire."
"Scusa…"
"Ho ripreso in mano ciò che a scuola negligentemente tralasciavo, classici, poeti, contemporanei, divoravo in un soffio tutti i testi che mi passavano sotto mano. Poi un giorno ho letto Tesori galattici, l'ultimo di Stefano e sono rimasta profondamente delusa."
"Forse non è il suo romanzo migliore, ma contiene passi che sono piccoli capolavori di fantasia, Anna! Non essere così dura con Stefano."
"Non è questo il punto, ma mi lasci finire?"
"Perdonami nuovamente. Dimmi allora…"
"L'ho preso in mano e l'ho riscritto completamente, l'ho fatto stampare ed ho partecipato con uno pseudonimo a tutti i maggiori concorsi letterari d'Italia."
"E allora?"
A questo punto ero decisamente catturato da Anna, dalla vivacità dei suoi occhi, dal suo coraggio tanto ben celato, dal desiderio di riscatto.
"Ho vinto il premio Fattucchiera!"
"Cosa? Ma dai Anna, il premio Fattucchiera l'ha vinto Lilù con i Draghi di pezza!"
"Sono io Lilù e i Draghi di pezza è il testo di Stefano rivisitato."
"Senti Anna io ho letto sia il suo romanzo sia il tuo e non c'è nessuna similitudine tra le due storie!"
"Tu non le vedi, invece si somigliano molto, Stefano percebirebbe sicuramente le analogie tra i due testi, per fortuna legge poco!"
"Bhè, e allora dove sta il problema?"
"Ho ricevuto una proposta fantastica, Ale, dalla Peltrini Editore, pubblicità su scala nazionale e vendite sicure!"
"Ottimo!"
"No invece, non potrò più nascondermi da Stefano, mi accuserà di avergli copiato il romanzo, non si fiderà più di me…"
Mentre lo diceva si avvicinava a me con la sedia, spingendosi con le gambe,
era piccolina Anna, magrolina e moretta, una donna inquieta dai movimenti repentini, un gioiellino che Stefano non riusciva a far brillare.
"E allora cosa vuoi fare?"
"Mi pubblichi tu Ale, la tua casa editrice è piccola e Stefano non legge i suoi concorrenti."
"Ma tu hai vinto il premio Fattucchiera! Sei matta? E poi non farei mai una cosa del genere a Stefano, no, non posso davvero, mi dispiace Anna." L'avevo delusa, le si leggeva in viso una sorta di risentimento legato al libro, ma pareva esserci altro, speravo ci fosse altro.
"Ne riparliamo un'altra volta Anna, ti chiamo, va bene?"
Ordinai alla segretaria di non passarmi nessuna telefonata, di non disturbarmi per nessun motivo, avevo una questione importantissima da risolvere, il libro di Anna.
Un amico me lo aveva gentilmente prestato con l'assoluta promessa di una veloce restituzione ma per fortuna era ancora nelle mie mani.
Volevo capire di più, volevo approfondire ciò che in una prima e veloce lettura non avevo colto. L'intreccio delle situazioni, dei protagonisti e delle immagini fantasiose e multicolori era davvero ben riuscito, qualcosa però sfuggiva al mio occhio pur esperto; un fiume sotterraneo scorreva dentro quelle pagine ed io non ne assecondavo il moto, pur riconoscendone i flussi. Era come se guardassi due programmi differenti da due televisori affiancati, in linea di massima avevo chiari gli argomenti di cui si trattava, ma non afferravo i particolari, i dettagli.
A metà libro mi accorsi di essere sudato fradicio, avevo la camicia e la cravatta zeppe di sudore, come se avessi attraversato la città di corsa; il cuore batteva più velocemente ed una leggera erezione mi gonfiava i pantaloni. Mi vergognai di me stesso, ero eccitato! Mi capitava a volte di eccitarmi fisicamente leggendo qualche testo che descriveva situazioni particolarmente erotiche e carnali, ma mai decifrando la storia di un drago e di pezza, per giunta!
La situazione mi atterriva, non comprendevo quel testo ma nello stesso istante qualcosa di puramente fisico mi attirava a lui, ad Anna. Mi tornò alla mente il suo risentimento mal celato e la chiamai:
-Ciao Anna, sono Ale, ho il tuo libro in mano…-
-Lo stai rileggendo?-
-Sì!-
-Perché?-
-Per capire.-
-Cosa?-
-Te.-
-Hai deciso per il mio libro?-
-Ci vediamo stasera per parlarne?- cercavo di prendere tempo.
-E' un sì o un no?-
-Un vediamo…-
-Quando sarà un sì richiamami!-
Non ci potevo credere, no, non ci credevo, aveva riattaccato! Mi aveva chiuso il telefono in faccia! Anna! La moglie del mio migliore amico mi offendeva!
Presi il libro di Anna e mi diressi svelto nell'ufficio di Carlo, il migliore elemento del comitato di lettura della casa editrice.
"Leggiti questo e dimmi il tuo parere." gli dissi sbattendogli il libro sulla scrivania.
"L'ho già letto, Alessandro. Geniale. Non potrei mai dire abbastanza bene di quest'autrice."
"In che senso geniale? Cosa ti colpisce? Lo stile, la trama, la narrazione, cosa?"
"No Alessandro, la genialità di Lilù è il doppio binario."
"Cioè? Dove lo vedi questo doppio binario? Spiegami Carlo!"
"Hai presente Tesori galattici? Ecco, questo è la continuazione o meglio, l'interpretazione illuminata di un'opera mediocre. I Draghi di Lilù non sono altro che i mostri innocui che l'autrice scorge nell'opera e nella mente di Stefano Visieri. Ti dirò di più, per me l'autore è lo stesso, Stefano e Lilù sono la stessa persona o forse si conoscono… bha!"
"Ma le cose che mi stai dicendo le hai lette tra le righe di Lilù?"
"Certo, tu non le vedi?"
"No!"
Che imbecille! Ero un editore e non ci capivo niente!
"Ale, io ho letto migliaia di testi, dei generi più disparati, sono abituato a scorgere oltre le parole, è il mio mestiere, imparerai anche tu."
"Insegnami!"
Ora anche Carlo pensava fossi un imbecille, rideva sonoramente.
"Cosa hai per la testa? Una donna?"
"Insegnami Carlo, per favore!"
"Ma non è una cosa che si insegna, Ale, non è matematica, è sensibilità. E' come quando ti avvicini alla poesia, all'inizio la odi perché ostica e dura da afferrare, poi la apprezzi, la ascolti, ti lasci cullare, infine la ami e la cogli."
"Non mi vuoi aiutare, ho capito!"
"Ti posso consigliare alcuni testi da leggere, ma ci vorrà tempo Alessandro."
"Non ho tempo!"
"E' una donna, lo avevo immaginato!"
"Sì!"
"Non so come aiutarti Ale…"
"Portami quei testi, tra un'ora nel mio ufficio!"
"Perfetto capo!"
Carlo sogghignava soddisfatto per l'opera buona che aveva compiuto, stava per redimere un altro lettore svogliato qual'ero io.
Lessi per una settimana di fila, inchiodato alla scrivania, mangiando cinese, dormendo poche ore sul sofà, senza mai lavarmi o cambiarmi.
Filosofia, psicanalisi, poesia, testi sacri, classici, storia, un mix che mi confuse ancora di più. Venni assorbito dal desiderio di capire, una smania feroce di sapere risucchiò la mia esistenza, ero vittima del libro di Anna. Di Anna.
Quella piccola donna mi aveva agganciato come fa la locomotiva con un vagone e trascinato attraverso un sentiero faticosissimo e molto impervio, il sentiero della conoscenza.
I giorni seguenti li ricordo ancora come un incubo terribile, sembravo un naufrago in cerca nell'oceano di un pezzo di legno che gli desse riposo.
Lo sfinimento prodotto dal lavorio della mia testa era percepibile sul mio corpo dalle rughe che marcavano maggiormente la pelle del viso, dal respiro affannoso, dallo sguardo assente. Ogni mia salda teoria, ogni più piccola convinzione venne sradicata con la forza di un ciclone ed al suo posto il nulla.
"Cosa ti succede Ale, stai male?"
Carlo era sinceramente preoccupato per me e forse si sentiva in colpa per lo scombussolamento che i testi da lui scelti mi avevano provocato.
"Non so bene nemmeno io."
"Vai a casa Ale, se vuoi ti accompagno, hai bisogno di riposo."
"Sì, grazie. Accetto il passaggio."
Arrivati a casa, Carlo salì per premurarsi che non mi servisse nulla e nel frattempo si diede un'occhiatina intorno, mentre mi stava per salutare suonò il campanello.
-Sono Anna, mi fai salire?-
Non la aspettavo davvero, anzi, nella confusione mentale in cui ero, avevo quasi dimenticato i suoi occhi indecifrabili e profondi.
"Anna, ti presento Carlo, un mio prezioso assistente."
"Signori buonanotte!" disse Carlo andandosene in tutta fretta.
"Alessandro, ho bisogno di parlarti, puoi adesso? Mi sembri pallido."
"Sputa!"
"Stefano è tornato, ha letto i Draghi di pezza!"
"Oddio, e allora?"
"E' furioso, vuole scoprire chi l'ha tradito, ce l'ha con te!"
"O cazzo, cazzo, cazzo!"
Stefano voleva parlarmi, mi telefonò in ufficio, e mi disse seccamente che dovevamo assolutamente vederci, non potei evitarlo.
"Ho letto una parte dei Draghi di pezza, ho ricevuto a casa queste fotocopie in una busta anonima, voglio sapere chi è l'autore del libro! Qualcuno ha avuto il mio testo prima che io lo pubblicassi, non può essere stato scritto in così breve tempo, c'è qualcosa sotto e tu sai cosa, vero Alessandro?"
"Non so nulla Stefano, ti assicuro!"
Mentivo e forse si notava, non riuscivo a mantenere lo sguardo fisso nel suo.
"Eri mio amico Alessandro ed ora non riesco più a fidarmi di te, mi rivolgerò ad un avvocato! Sei un lurido bugiardo!"
I suoi occhi erano lividi di una collera talmente cieca che faticavo a comprenderla.
"Aspetta Stefano, io sono ancora tuo amico, forse c'è una spiegazione semplicissima dietro a questa bruttissima faccenda, cerchiamo di ragionare!"
Come potevo riverlare a quell'uomo una verità tanto amara? Come potevo dirgli che Anna non lo amava più e che desideravo amasse me?
"Mi hanno umiliato Alessandro, sono stato deriso, insultato, non c'è altra verità in quei draghi!"
Pareva sinceramente sconvolto mentre usciva dal mio ufficio con le mani nella tasche, e le fotocopie che aveva dimenticato sulla mia scrivania quasi me lo confermarono; non ebbi il coraggio di fermarlo, lo lasciai andare, mentre presi in mano quei pochi fogli. Li stavo scorrendo quando mi abbagliò una misera verità.

Dove avevo riposto il libro di Anna l'ultima volta che lo avevo preso in mano?
Un veloce rewind mi permise di riflettere gli ultimi avvenimenti: me lo aveva riportato qui Carlo insieme agli altri testi, quindi avrebbe dovuto essere nella libreria alle mie spalle. Mi affrettai a cercarlo nella moltitudine di libri accatastati dietro di me. Non c'era! Ero sicuro che avrebbe dovuto essere lì, invece non c'era! Ma ero davvero sicuro? O lo avevo portato con me la sera che vidi Anna a casa mia?
No, non avevo nulla in mano, ero troppo stanco per sopportare la vista di quel libro, per sicurezza però mi diressi nel mio appartamento, deciso a scoprire quel guazzabuglio intricato di eventi.
Appena dentro casa lo vidi sul tavolino in cristallo del salone, non lo avevo messo io lì sopra… O sì? Lo afferrai e cercai la terza pagina. Era stata strappata! Mancava proprio la terza pagina!
Mi accasciai deluso sul divano, Carlo, Anna, Stefano, qualcuno si stava prendendo gioco di me!
Riflettei a lungo ed infine decisi di continuare quell'orribile giochino rivolgendomi proprio alla creatrice di quei draghi, Anna.
-Pronto Anna? Sono io, ho bisogno di vederti!-
-Non posso Ale, Stefano è molto in collera, non deve sospettare di me o il mio matrimonio andrà in pezzi!-
-Il tuo matrimonio fa già acqua da tutte le parti, vediamoci!"
-Questo non ti riguarda!-
-Mi riguarda eccome!-
Il suo mutismo rimbombò nell'apparecchio, forse avevo fatto centro!
-Cosa vuoi dire?- mi disse flebilmente.
-Te lo dico a cena, a casa mia.-
-Va bene.-
Si presentò da me verso le nove, indossava una leggera mantellina rossa ed un tailleur grigio minuto quanto lei. Il caschetto che le incorniciava il viso mi rivelava un dolce profumo di shampoo alla mela che contrastava visibilmente un aspetto affranto e disperato.
"Sei bellissima stasera!" le dissi sinceramente abbagliato dalla sua scaltra bellezza.
"Non è vero, sono a pezzi! Anche tu però hai l'aria distrutta."
"Sì, mi hai distrutto tu! Tu ed il tuo libro! Siediti qui…" le indicai il divano e mi decisi a parlarle dei miei sentimenti, tralasciando appositamente tutto il resto.
"Mi hai sconvolto l'esistenza Anna, non credevo che un semplice manoscritto che peraltro non ho compreso del tutto, mi potesse avvicinare tanto a te. Ti ho scoperta, bella, intelligente e donna ed ora ti voglio tutta per me!"
Anna ascoltava tutto senza alzare lo sguardo dal tappeto, era incredibilmente calma, quasi si aspettasse quella confessione.
Le presi una mano constatando che era gelida, gelida e sudata e la baciai con ammirazione, con riverenza.
Anna mi sorrise teneramente, forse potevo nutrire qualche speranza.
"Alessandro, non voglio che tu dica altro. Questa storia deve finire, me ne andrò via per un periodo e tutto si aggiusterà, vedrai!"
"Ami Stefano?"
"Non più, credo sia lampante, ma questo non ti deve interessare."
Strinsi la sua mano con più forza e la attirai a me, e dopo un po' di resistenza Anna si abbandonò tra le mie braccia. Tremava, singhiozzava, piangeva sommessamente.
La cullai con una tenerezza che non sapevo di possedere, e sentii quell'essenza femminile penetrarmi nel sangue mescolandosi a me.
Le alzai il volto che teneva affondato nel mio petto, le asciugai le lacrime e la baciai appassionatamente da uomo innamorato qual'ero.
"Ti voglio piccola…"
"Sì Ale, ma…"
"Nessun ma, non dire altro, stai zitta e lasciati amare!" le dissi con decisione ridendo.
Facemmo l'amore come due ragazzini al primo incontro, con emozione e curiosità reciproca, scoprimmo i nostri corpi lentamente ed assaporammo ogni angolo dei nostri desideri. Il ritmo del mio respiro era parallelo al suo, perfettamente compatibile. Mi accoglieva dentro di lei con una voluttà che non si poteva contraddire, mi ospitava nel suo corpo e nella sua mente liberamente, senza limiti terreni. Ero felice e sebbene non avessimo mangiato per niente, ci bastavamo.
"Alessandro, ora dobbimo proprio…"
"Mangiare?"
"No, sii serio, devo raccontarti tutto!"
Ora la sua espressione era diventata seria, forse era giunto il tempo di ascoltare.
"Parla…"
"E' difficile raccontarti tutto, mi sento una vigliacca, ma ti prego, ascolta senza interrompermi, forse potrai perdonarmi."
"Ti ascolto, vai avanti."
"Ho iniziato a scrivere I Draghi di pezza su consiglio di Stefano che dopo aver letto qualche mio breve racconto, si dedicò a me anima e corpo, diceva che avevo talento ed io gli credevo. E poi scrivere mi dava piacere quasi quanto leggere. L'idea di Stefano era quella di partire dal suo romanzo che lui stesso considerava scadente per riorganizzare la trama in chiave simbolica. Voleva screditare se stesso con il mio libro e poi farsi pubblicare da te per rovinarti. Il suo scopo era la pubblicità ed eventualmente la direzione della tua casa editrice. All'inizio non conoscevo i suoi intenti, mi dedicavo solamente al mio scritto, poi con il passare del tempo intuii tutto e mi ribellai. Fu allora che Stefano mi minacciò, prima solo con le parole, e poi con le sberle. Fu allora che iniziai a guardarlo con occhi diversi e che valutai la sua ambizione smodata. Fu allora che smisi di amarlo. Ciò che avevo messo su carta era solo la verità che non volevo accettare. Il mio libro ha svelato l'uomo che avevo accanto. Ma quando tu ti rifiutasti di pubblicarlo, Stefano pensò bene di fingere di aver ricevuto alcune fotocopie anonime."
"Perché non me ne hai parlato prima?"
"Avevo paura Alessandro e mi sentivo sconfitta, pensavo che ormai non avevo più illusioni, nulla da perdere… Carlo ci ha aiutati ma non ha mai saputo cosa stessimo combinando, pensava ad uno scherzo."
"La terza pagina l'ha strappata Carlo?
"Quale pagina?"
"Manca una pagina dal tuo romanzo, quella bruciata dal mozzicone della mia sigaretta e che è stata inavvertitamente fotocopiata."
"Non so nulla di questo ma credo di sì."
Anna era stanca e dopo poche altre parole la vidi dormire abbandonata a me, la coprii delicatamente con affetto. Era da molto tempo che non vedevo una donna addormentarsi nel mio letto, un tempo infinito in cui mi sono sentito perso nell'inutilità della mia vita.
"Stanotte resta qui con me, ci penseremo domani." Le sussurrai piano.

 

HOME PAGE


Fasturl.it Scambio Banner