Intervista di 20 domande a

Giuseppe Pipino

Ultimo libro pubblicato: ASPRO-MONTE

 

 

 
 

Il tratto principale del tuo carattere?

L'ingenuità. Non ho mai accettato quello che è il comandamento fondamentale su cui si basa la nostra società. Ovvero che tutto ha un prezzo e tutto è monetizzabile. Per me ad esempio, le cose che hanno più valore non lo sono. Non è monetizzabile ad esempio, tutto ciò che ha a che fare con lo spirito, come l'amicizia, l'amore, o l'arte. Per me, ad esempio, considerare un romanzo - quando nasce dal cuore dello scrittore, e ne esprime la natura e le aspirazioni più profonde - come un oggetto da commercializzare, è una bestemmia.

Un aggettivo per definirti?

Un bambino invecchiato prima d'essere cresciuto. Guardandomi infatti dall'esterno, ovvero analizzando la mia immagine allo specchio, vedo qualcuno che si sta avviando al giorno del bilancio. Guardandomi all'interno vedo, viceversa, che il percorso della vita è circolare. La perdita di memoria che avanza con gli anni ci depriva di molti ricordi, rendendoci simili a bambini la cui caratteristica primaria è lo stupore di fronte alle cose che riappaiono sconosciute.

Il tuo difetto principale?

La contraddittorietà. Sono decisamente inaffidabile e difficile da definire. Sono al contempo razionale e illogico. Teorizzatore dell'ordine e della logica stringente, casinista e incasinato nella vita di tutti i giorni. Ingegnere e matematico in teoria, scrittore e poeta dilettante nella pratica quotidiana.

La tua occupazione preferita?

Scrivere un  romanzo dietro l'altro. Uno più bello dell'altro. Uno più incompreso dell'altro. Romanzi che rimarranno nei miei cassetti e che solo mia figlia capirà quanto sono belli e profondi, pieni di verità e poesia. Ma al mondo non frega un accidenti della verità e della poesia: vuole essere preso per i fondelli. E paga, addirittura, per esserlo.


Il personaggio famoso attuale o storico che vorresti essere?

Non vorrei essere alcun personaggio famoso. Mi accontento dell'anonimato che mi consente di nascondermi. In ciò mi sento simile a un primimitivo che tenta di proteggere il suo fuoco, di preservarne il tepore e la luce tenendolo nascosto in una caverna, affinchè il vento della volgarità non lo spenga.

Il luogo dove vorresti vivere?

Una capanna di legno e paglia che si affacci sull'oceano. Avere solo molti fogli su cui scrivere.

Il tuo colore preferito?

L'azzurro.

Il tuo scrittore preferito?

Franz Kafka, oppure Fernando Pessoa. Entrambi non pubblicarono nulla in vita.

Ma vi sono anche grandissimi poeti che non pubblicarono nulla (o quasi) in vita.

Fra questi il grandissimo poeta calabrese Lorenzo Calogero. 

Il libro preferito?

"Il castello" di Kafka, "Poesie di Alvaro de Campos" di Fernando Pessoa.

Il genere di musica preferito?

Amo moltissimo la musica di Paolo Conte: ascoltarla trasforma il male di vivere in gioia di vivere e d'amare.

Il personaggio televisivo che preferisci?

Nessuno: la televisione è il concentrato della volgarità e insulsagine del tempo in cui viviamo.

Attore preferito?

Toni Servillo de Le conseguenze dell'amore, Il divo, eccetera.

Attrice preferita?

Isabella Ferrari di Caos calmo.

Tuo film preferito?

Le conseguenze dell'amore: è il film perfetto, girato dal mio regista preferito (Paolo Sorrentino), e avente per protagonista il mio attore preferito (Toni Servillo)

Pittore preferito?

Klimt: vederne dal vivo la pittura, a Vienna, è una esperienza esaltante.

Quel che detesti più di tutto?

L'ipocrisia, la violenza nei rapporti umani, l'ingordigia e la volgarità.


Stato attuale del tuo animo?

Sono felice di avere ancora tanti bellissimi libri da leggere dei miei scrittori preferiti, tanti bellissimi quadri e film da vedere. Tanti meravigliosi libri da scrivere.

Il tuo motto?

« Non sono niente.
 

Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
 

A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo. »


 

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