Sette storie noir in cui i personaggi, sospesi tra il reale e l’immaginario, si muovono in varie location spostandosi dalle isole dell’arcipelago Toscano all’atmosfera magica ed incantata dei Caraibi, dalle strette ed antiche strade fiorentine ai cieli stellati degli Stati Uniti. Incubi che talvolta si possono vivere anche ad occhi aperti, aberranti delitti che si consumano nei modi più disparati.
Si può morire per una eutanasia d’amore ? Si può uccidere per gli occhi di una strega ?
Un lungo viaggio nelle tenebre, un tunnel buio da cui è davvero difficile uscire con i nervi saldi.
Alcuni di questi racconti si sono classificati ai primi posti di concorsi letterari on-line, tra cui “Madame Loret” vincitore del concorso “Samhain 2004”.
Si segnala inoltre che il racconto “Sotto l’ombra delle stelle” è stato pubblicato nel 2003 nell’e-book di autori vari “La compagnia del Phantom Club” edito da
Arpanet.
Estratto da Deliri e delitti
Chiuse la porta alle proprie spalle e si sedette meditabondo davanti alla vetrata che dominava il mare. Era notte, una gelida notte di dicembre. Fuori la tempesta imperversava con violenza e collera, il vento fischiava, il mare mugghiava. Onde minacciose si infrangevano sugli scogli e gli spruzzi si spandevano nell’aria. I lampi, a momenti, rischiaravano la vista: saette accecanti, bagliori nell’oscurità. Nel contempo la luce del faro, quando incrociava il campo visivo di Tommy, illuminava la scena come un occhio di bue esalta l’attore sul proscenio di un dramma teatrale.
Si portò alle labbra la lattina di birra gelata e ne mandò giù un abbondante sorso. Era una notte fredda, indubbiamente, ma nella sua anima c’era ancora più freddo. Gelo polare che gli attanagliava lo spirito, ghiaccio mortale che gli serrava dolorosamente il cuore.
Durante il passaggio della luce del faro gli parve, per una frazione di tempo minima, di scorgere una piccola barca che travagliava tra i flutti neri ed impetuosi. Afferrò il binocolo e quando quello specchio d’acqua fu nuovamente rischiarato, scrutò attentamente e scrupolosamente il mare.
Ma non vide nulla.
Pensò di essersi sbagliato. Sapeva che talune volte, durante le tempeste, avvenivano strani giochi di luci ed ombre, una sorta di miraggi e di suggestioni che si materializzavano in visioni intense e solide, tanto da apparire reali. E gli era capitato più volte da quando lavorava al faro.
Ebbe un moto di malinconia al pensiero che erano già passati quasi dieci mesi da quando aveva ottenuto quel posto di guardiano, tuttavia gli sembrava che fosse trascorso molto meno tempo. Ma se ci pensava attentamente riusciva a ricostruire in ordine cronologico gli eventi che avevano caratterizzato in modo negativo la sua esistenza.
Claudia era morta quasi due anni prima e questo lo rammentava assai bene. Così come nella sua memoria ristagnava indelebile il suo naufragio interiore, il disastroso crollo del suo intimo, lo straziante lamento della sua anima. Claudia era giovane e bella, una specie di semidea alta e bionda, che sebbene non fosse mai riuscito a spiegarsi il perché, si era innamorata di lui. Ma cosa aveva lui in più degli altri uomini? Non che fosse brutto dal lato fisico ed estetico, ma una donna così non l’aveva sognata nemmeno nell’immaginario più utopistico. Claudia era meravigliosa, una creatura quasi irreale, incorporea. Era dotata di uno sguardo magnetico e profondo, e di una personalità talmente forte ed unica tanto da rendere una nullità tutte le femmine che si presentavano al suo cospetto. La sua figura si muoveva sinuosa ed aggraziata in ogni situazione, il profumo che emanava la sua pelle era una dolce fragranza che permeava l’aria e che era in grado di far girare la testa a qualsiasi uomo. E poi era dolce e fiera allo stesso tempo, capace di amare quanto di tener testa a chicchessia.
Si erano sposati poco dopo essersi conosciuti, poiché fra loro esisteva un’affinità indicibile, e si sentivano attratti l’un l’altro come gli atomi si attraggono fra loro. Erano stati quattro anni di idillio perfetto, di una vita sentimentale sublime ed indimenticabile.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, era arrivata quella maledetta malattia. Un cancro terribile e malvagio che, in pochi mesi, aveva divorato il corpo e lo spirito di Claudia.
A quel pensiero un’ombra di pena passò sul viso di Tommy. Ricordava con nostalgia l’ultimo sontuoso sorriso di lei, una specie di orgoglioso commiato quale sigillo di una personalità indomabile, di una donna dal carattere invincibile.
E da quel momento tutto era cambiato.
Il dolore era sempre presente e tangibile nella sua mente, un senso di estrema frustrazione lo fiaccava di ogni energia, gli rendeva le gambe molli e pesanti. Il suo sguardo era diventato inespressivo, quasi catatonico. Non era riuscito più nemmeno ad andare al lavoro, tantochè, dopo mesi di assenza aveva perduto anche il posto. La devastante depressione che lo avvolgeva sembrava volerlo spingere fino agli inferi, negli abissi più profondi in cui l’anima dell’uomo possa cadere. Aveva trascorso giorni interminabili dove il cuore e la mente lo consumavano fino allo spasimo, costringendolo ad un abbrutimento che lo aveva ridotto più simile ad una bestia che ad un essere umano. Non era più in grado di vivere con gli altri, rifiutava la società ed ogni contatto con il prossimo. Si era chiuso in casa, nel suo invalicabile fortino per difendersi dalle aberranti cattiverie del mondo. E tutte le notti il dolore lo martellava con crudeltà, impietosamente lo assillava senza soluzione di continuità. E questo dolore era riuscito a demolire la sua personalità, a farlo regredire, ad annullargli la volontà.