Di cosa tratta il
tuo romanzo?
E’ sempre piuttosto complicato dover riassumere un libro in poche frasi.
In Decadent Doll la protagonista, Lucrezia, è affetta da schizofrenia, e
la sua malattia, che peggiora negli anni, la porta a creare dimensioni
parallele nelle quali rifugiarsi allontanandosi dal mondo reale. Crea
personaggi immaginari e va alla ricerca di situazioni sempre più
particolari, sempre più estreme, perché incapace di accettare la realtà
e la normalità della vita. Lucrezia è alla ricerca compulsiva di
risposte che diano un senso alla sua esistenza, ma ogni suo tentativo
fallisce. Con l’aggravarsi della malattia rifiuta sempre più i
sentimenti e col tempo si trasforma nell’archetipo della Domina, diventa
un essere apparentemente privo di emotività. Così anestetizzata dai
sentimenti sperimenta ogni tipo di perversione e di dissolutezza solo
per poterla studiare, le persone per lei divengono solo dei soggetti da
osservare e catalogare nella sua ricerca antropologica. Studia se stessa
e gli altri con il massimo distacco, con rigore scientifico. Grazie
all’aiuto di uno psichiatra recupera lentamente il suo equilibrio ed
arriva all’accettazione di sè, ma è soprattutto grazie all’aiuto di un
uomo che si innamora di lei che torna a vivere. E’ un rapporto
conflittuale ma stimolante, e con il suo appoggio e la sua dedizione
intraprende un doloroso cammino che la porta a riappropriarsi
dell’autostima. Sono molte le storie e le situazioni parallele in
Decadent doll, la trama di snoda su più livelli che confluiscono tutti
verso un finale imprevedibile.
Quali sono
i tuoi autori di riferimento?
Ho sempre nutrito una profonda passione per la lettura, sin da quando
ero piccola. I libri sono una presenza costante ed indispensabile nella
mia vita, il posto che occupano è di assoluto rilievo. La mia formazione
è basata prevalentemente sui classici, credo siano fondamentali per
imparare a scrivere, ma le mie preferenze ovviamente hanno oscillato e
sono cambiate col trascorrere degli anni. Un punto di riferimento fisso
però è sempre stato rappresentato dai Decadenti, che sono tuttora i miei
preferiti. Mi affascinano per la loro ricerca estenuante della bellezza
e per gli esiti virtuosistici a cui la loro sperimentazione è approdata.
Amo i versi evocativi dei poeti maledetti, Mallarmè, Rimbaud, Verlaine,
Baudelaire, ma soprattutto i romanzi dei Decadenti: il delirio
immaginifico di Huysmans, il cinismo ineguagliabile di Oscar Wilde, la
musicalità di D’Annunzio. Ovviamente la mia predilezione per i classici
spazia anche in altre correnti ed altre nazioni, quindi ho letto molto i
russi come i sudamericani, gli scrittori dell’Est Europa come quelli del
Nord; ho sempre cercato gli stimoli più diversi per avere una panoramica
completa.
Uno dei miei libri preferiti è “ Lolita” di Nabokov, uno dei più
straordinari romanzi che siano mai stati scritti. Nabokov rientra
sicuramente fra i più grandi talenti del ‘900.
Per quanto riguarda i contemporanei, ho avuto il piacere di leggere dei
capolavori che mi hanno aiutata nel mio percorso formativo, ad esempio “
Le confessioni di Max Tivoli” di Greer, “ Il profumo” di Suskind, “
L’amante” di Margherite Duras, “ Il danno” di Josephine Hart. Trovo che
questi romanzi, per quanto completamente diversi fra loro, siano
accomunati da livello stilistico altissimo.
Leggere moltissimo, confrontare gli stili e le tematiche dei vari
autori, studiarli a fondo è il primo indispensabile passo per imparare a
scrivere.
Da dove
trai ispirazione per le tue storie?
Non credo nell’artista folgorato dall’ispirazione che si mette a
scrivere di getto e partorisce il capolavoro. E’ una visione romantica,
di sicuro suggestiva, ma molto lontana dalla realtà. Il lavoro della
scrittura è meticoloso, fatto di ricerche approfondite sugli argomenti
trattati, infinite revisioni, tagli drastici, rimaneggiamenti, dedizione
costante. E’ però vero che, prima di tutto questo lento processo, si
viene attraversati da un’idea che poi si svilupperà. E’ solo un seme che
poi va piantato e coltivato, ma è indispensabile che ci sia. E questa
idea può essere colta un po’ ovunque: dallo stralcio di una
conversazione sentita per caso, da un quadro visto in una mostra, da un
ricordo remoto che poi viene rielaborato. Tutto può fornire degli spunti
validi, bisogna solo saperli cogliere. Per uno scrittore è
indispensabile allenare la propria attenzione, il proprio spirito di
osservazione perché tutto può essere trasformato in romanzo, tutto
serve. Giro sempre con un blocco per gli appunti perché in qualunque
momento potrei annotare qualcosa che poi mi tornerà utile, è importante
non lasciarsi sfuggire le idee. Per quanto riguarda i racconti, parto in
genere da un’immagine, il primo stimolo è normalmente visivo. Per
Decadent Doll invece, essendo un romanzo e avendo quindi una scrittura
di più ampio respiro e con un intreccio decisamente più complesso, ho
sviluppato il tema che desideravo trattare declinandolo negli ambiti più
diversi. Sono partita dal desiderio di voler parlare di un personaggio
schizofrenico, e da lì mi sono chiesta come avrebbe interagito con la
realtà, quali scelte avrebbe compiuto, quali problemi avrebbe
affrontato. Ho delineato tutta la trama avendo ben chiaro quello che
avrei voluto scrivere, finale compreso, ma i dettagli, molte situazioni,
così come anche alcuni personaggi sono nati strada facendo. E’ stato
molto stimolante creare i personaggi, per renderli credibili li ho
immaginati nei minimi dettagli, li ho visualizzati come se fossero
persone reali, ho creato il loro aspetto, la loro personalità, le loro
manie, le loro debolezze, il loro passato, e solo quando li ho avuti
perfettamente nella mia mente li ho fatti interagire con gli altri
all’interno della trama. Sono stati dapprima delle creazioni singole, ho
compilato la loro biografia dettagliata, solo così penso possono essere
convincenti e sembrare reali, non volevo rimanessero bidimensionali.
Soprattutto la creazione di Lucrezia, la protagonista, è stata una vera
e propria sfida per la sua complessità mentale.
Perché
scrivi sempre in prima persona?
Scegliere di scrivere in prima piuttosto che in terza persona dà
un’impostazione totalmente diversa alle proprie opere, non può essere
una scelta arbitraria. Come per tutti i miei racconti, ho scelto la
prima anche per Decadent Doll perché mi permette una maggiore aderenza
con la storia che narro, mi consente di vivere più visceralmente le
vicende che desidero trasmettere al lettore. Si crea una maggiore
empatia con chi sta leggendo, quasi come se la protagonista si stesse
confidando con chi sfoglia le pagine del romanzo. Io ho bisogno di
immedesimarmi nei personaggi che creo per renderli plausibili, come un
attore che si prepara per la parte e si convince che, almeno in quel
momento, quella è la sua realtà. Non posso mettere una barriera fra me e
i personaggi, mi devo calare nel ruolo scavando in me alla ricerca delle
sensazioni. E’ un processo talvolta doloroso. In Decadent Doll ci sono
situazioni estreme, e trovare in me le risorse per trasmettere le
emozioni che Lucrezia stava provando è stato arduo. Scrivere in prima
persona mi permette anche di enfatizzare maggiormente la componente
psicologica del personaggio e di attingere liberamente alle sue
riflessioni. Essendo un romanzo a sfondo psicologico è risultata utile
questa impostazione.
Perché hai
scelto tematiche così dure da affrontare?
E’ stata una sorta di sfida con me stessa. Cerco di mettermi sempre alla
prova sperimentando in territori complicati, così da trovare
continuamente nuovi stimoli. In questo caso ho deciso di parlare di
schizofrenia, di prostituzione, di droga, di perversione, tutti temi
molto difficili da affrontare e da gestire. Volevo dimostrare che si può
trattare di certi temi senza indugiare in particolari morbosi, senza
compiacersi di inutili volgarità fini a se stesse. In Decadent Doll non
ci sono scene volgari, ero molto più interessata alle motivazioni
psicologiche che hanno condotto Lucrezia a compiere certe scelte
piuttosto che alla realizzazione delle stesse. Ho cercato quindi di
mantenere alta l’attenzione del lettore senza ricorrere al facile
espediente delle scene di sesso, credo che avrebbero banalizzato il
libro e comunque non era quello il mio scopo.
Tu scrivi
anche racconti, recensioni, hai una rubrica sui gioielli d’epoca. Qual è
la forma espressiva che preferisci?
Ogni argomento, ogni ambito necessita di uno stile diverso, di un
approccio e di una struttura differente. Sono tutte forme espressive per
me molto gratificanti, anche se lontane fra loro. Per me è una fortuna
poterle sperimentare tutte, mi consente di allenarmi costantemente nella
scrittura spaziando attraverso varie modalità. Senza contare che posso
recensire mostre d’arte, che io adoro, e così approfondire anche questo
mio interesse. I gioielli d’epoca poi sono uno dei miei argomenti
preferiti, li studio da molti anni, ed è splendido poter scrivere della
loro evoluzione stilistica dall’Art Nouveau agli anni ’40 facendo
continui riferimenti al contesto storico, sociale ed artistico. I
racconti invece mi permettono di acquisire agilità e ritmo dovendo
comprimere una storia in così poche battute.
Quali sono
i tuoi progetti per il futuro? Di cosa ti stai occupando?
Innanzitutto mi sto occupando della promozione di Decadent Doll. E’
importante riuscire a dargli visibilità. Poi, come sempre, sto
pubblicando racconti e recensioni, oltre alla rubrica sui gioielli
d’epoca, mia grande passione. Sto scrivendo un catalogo sulle pietre
preziose, un progetto abbastanza sperimentale nell’impostazione. Sarà
molto più un libro che un catalogo, e soprattutto il punto di vista è
insolito. E mi sto occupando del secondo romanzo, che sarà totalmente
diverso dal primo. Ho infatti sempre bisogno di stimoli nuovi, per
questo non amo ripetermi ma preferisco percorrere strade per me ancora
sconosciute. Inoltre inizierò ad insegnare scrittura creativa, mi
piacerebbe riuscire a trasmettere la mia passione per quest’arte e
fornire almeno i rudimenti per approcciarla.
Dove si può
acquistare il tuo romanzo?
E’ distribuito in molte librerie, ma se non l’avessero i librai possono
ordinarlo direttamente alla Prospettiva Editrice telefonando al numero
0766/23598 o mandando una mail a amministrazione@prospettivaeditrice.it
. Oppure si può acquistare direttamente in internet sul sito
www.prospettivaeditrice.it o www.internetbookshop.it .