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L'AZZURRO DEL MARE
 

Roberto Morpurgo

 

Titolo: L' azzurro del mare
Autore: Morpurgo Roberto


Editore: Joker
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: I lapislazzuli
ISBN: 8875361371
ISBN-13: 9788875361372
Pagine: 96
Reparto: Narrativa italiana


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Le poesie di Roberto Morpurgo sembrano insinuarsi nel silenzio, i versi centellinano le parole con una leggerezza che ne sottolinea il peso semantico. Ogni testo è un tintinnìo che percorre la pagina senza graffiarla eppure impregnando l’aria di una sonorità precisa, un poco acuta, sviluppata in melodie che contengono un inizio e una fine. Va infatti sottolineato come l’autore non metta su carta frammenti o spruzzi di colore, ma sappia piuttosto sviluppare un’idea compiuta – o un’immagine non vaga – in testi che seppur brevi sono completi. Sono testi, anzi, che spesso filtrano in altri testi, pur mantenendo la loro finitezza e completezza, conferendo alla raccolta un’unità preziosa e sempre indice di un lavorio poetico sincero ed efficace.
Siamo allora in presenza, se vogliamo proseguire nel campo fruttuoso delle metafore visive, dell’immagine di un caleidoscopio: un’immagine complessa e mobile costruita con altre immagini altrettanto complete.
E ancora, sempre visivamente, sono da sottolineare i veloci cambiamenti di prospettiva, micro e macroscopica, che suggeriscono un nesso di causalità, fin dalla Dedica iniziale nella quale le gocce che stillano dalla mano sembrano aver generato (la teoria delle catastrofi?) un uragano. Il tutto, si badi, chiosato dal movimento incessante della natura, i cui tempi lunghissimi permettono di fare la media e ridurre gocce ed uragano ad un calmo e sempre uguale movimento di risacca, costruzione ed erosione.
La mano dell’uomo, per finire, non si nasconde dietro la schiena della natura, eppure l’autore la vede tutto sommato organica ad essa, sia quando essa opera su ciò che l’occhio vede sintetizzando e riorganizzando (nei momenti ludici come Elegia per Roma e soprattutto negli snodi minimi), sia quando essa appare come ipotesi e metafora fattuale come nel «sole che abbuia / la cruna // e per nuvole insonni» supponendo e quasi postulando la ma-no dell’uomo che fa (poiein) «streccia / in collane».
Abbozzata una lettura complessiva, ci si lasci poi trasportare dalle minuzie, soprattutto dall’uso intelligente, efficace e non di rado arguto di termini a volte inusuali, a volte lambenti la sinestesia, a volte tenuti in bilico tra verbo, sostantivo e aggettivo («l’anice amaradolce / acquamarina l’anima»). Così, mentre «la sera / fra questi nidi / spigola un temporale», «l’erma […] infatua / la sera» ma la luce «ulcera / i cieli»; il paesaggio si fa ideale nei versi, ma il tono resta affezionato a sensazioni abbarbicate alla pelle.

Sandro Montalto

 


 


 

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