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Viandanti
Angelo Nalgeo Nese
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Angelo Nalgeo Nese
Editrice
Progetto Cultura- Roma
Pagine
174, euro 10
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Dal saggio introduttivo di Alessandra Simonetti
Nel
testo Viandanti,
un componimento di poesie intercalate da perle di sequenze narrative e
riflessioni teoriche,l'autore Nese traccia un parallelismo tra memoria e
amore,unici a poter riscattare l'uomo dall'insignificanza del tempo mortale.(...)
Perno
imponente nelle tessere del puzzle è la malinconica acquisizione di come
l'amore,scoperta della speranza fra le tristezze della vita,veicoli spesso una
sofferenza di cui non è causa:L'animo tende,più o meno consapevolmente verso
l'infinito,verso il valore assoluto,ma incontra sulla via ostacoli dovuti, prima
ancora che a difficoltà esterne,alla sua stessa finitezza naturale. L'esistenza
umana,infatti,non mette inequivocabilmente in atto un progetto,essa è
brancolamento nel buio che rischia di non cogliere il bersaglio ed è,come la
materia,soggetta agli infortuni del caso o del fato. La tensione che si respira
in questo libro nasce dallo stesso senso di precarietà dell'esistenza che
Heidegger, Jaspers e Sartre hanno rivendicato contro le certezze
dell'idealismo,che risolveva l'individuale affogandolo semplicemente
nell'universale.
Alida,Fabio
il Vagabondo,Mara,Arrigo,L'uomo che dedica all'amata Erina il proprio diario
e,infine,tutti gli amici del circolo culturale non si trovano mai in una
posizione fissa,bensì in un flusso che continuamente nasce dal vuoto per poi
sprofondarvi,sono come viandanti in un viaggio solitario pieno di tristezza e di
nostalgia.. Il nulla non esiste come oggetto,eppure la coscienza lo vede
emergere in esperienze quali l'assenza,la mancanza,la dimenticanza.
I protagonisti vivono in ogni momento la possibilità della morte,che non
si riduce al solo evento terminale del decesso,ma coincide con lo stesso
divenire e passare delle cose. Come le onde del mare,il tempo viene e va,e nulla
lascia immutato. Solo il ricordo congela emozioni nella memoria,coltivando
illusioni che talvolta prendono corpo e appaiono sotto forma di sublimi o
terrificanti fantasmi.
(...)
Nella menzogna della vita,neppure la realtà del presente è un punto fermo cui
aggrapparsi La concretezza non offre garanzia di realtà,e l'inquietudine è
troppo radicata nell'uomo per essere placata dal palliativo "carpe diem"
oraziano: la volubile materia esposta al divenire non è capace di un senso che
possa superare la morte e consolare l'uomo dal pensiero del destino infelice cui
è condannato. In quest'ottica, le inconsistenti ombre dei ricordi assumono più
spessore dei corpi reali ,se esse significano una pre-visione onirica
dell'eterno.
(...)
E forse il senso della vita non è del tutto nella vita stessa:il perdono
e il bene permettono all'uomo di superare i propri limiti non come definitiva
cancellazione del puro conatus essendi,ma
come rivelazione di un valore metafisico all'interno di un'esistenza pur fragile
e manchevole. La dialettica del finito che tende verso l'infinito,questa
aspirazione insoddisfatta,non può non aprirsi all'esperienza religiosa. Proprio
lo scacco subito nel tentativo di attraccare all'essere assoluto permette di
coglierne la trascendenza rispetto alle forme che lo rivelano. Così la domanda
su Dio nasce nell'esperienza del naufragio,nelle situazioni-limite in cui l'uomo
riconosce di essere nulla per conto suo.
Dal
quotidiano "Cronache del mezzogiorno" del 31-12-'05
LA
LIRICA FILOSOFICA DI ANGELO NALGEO NESE
L'editrice
Progetto cultura pubblica un nuovo testo di Angelo Nalgeo Nese,nato a Laurino e
collaboratore di riviste letterarie. L'autore è presente in diverse antologie.
Precedenti
libri da lui pubblicati sono "Attimi e sogni", "Ombre e
silenzi", "Prigionia". Il libro appena stampato s'intitola
"Viandanti" (pagine 174,euro dieci )e reca una premessa esaustiva di
Alessandra Simonetti,che individua nella scrittura dell'autore
un'articolata mescolanza tra filosofia e lirica. Il libro di Nese comprende
testi in prosa e testi in versi,uniti da un filo unitario. Sei i capitoli del
testo: "Tremori",
"Il
vagabondo", "Amore e tempo", "Silenzioso ritorno",
"Diario di uno sconosciuto, Voci e sentimenti". Scrive la prefatrice:
"Viandanti traccia un singolare parallelismo tra memoria e amore,unici
immutabili a poter riscattare l'uomo dall'insignificanza del tempo (...) il
percorso poetico di Nese si snoda attraverso sei capitoli,che parlano di
solitudine e frustrazione (...) di fronte alla non coincidenza fra la propria
interiorità e il tempo "oggettivo" quello scandito dalle stagioni e
sul quale tutti sono chiamati convenzionalmente a sincronizzarsi. Rievocando
atmosfere e sapori struggenti,i "Viandanti" compiono un proustiano
viaggio nella memoria,alla ricerca di un senso dell'esistenza che renda
giustizia del loro essere vincolati ai limiti del tempo e del corpo".
Infatti in quarta di copertina è precisato che "i brani di prosa e poesia
di Viandanti hanno tutti un denominatore comune:il senso della vita e della
morte. Nese tratta temi che inducono a riflettere,dove dominano i sentimenti
veri,quelli nobili come l'amore oltre il tempo,lo spazio,l'amicizia". (...)
Dunque
l'emozione dei testi lirici si unisce alla narrazione dei testi prosastici in
una continuità coerente,che cerca di coinvolgere i lettori e suggerisce loro le
vie più autentiche dell'esistenza,quelle collegate ai sentimenti e
all'esistenza che riesce a seguire i dettami morali,senza i quali la vita umana
non ha dignità e non ha energia autentica. Un testo anche morale,perciò quello
di Nese,che scommette sulla sua inattualità per conquistare un pubblico
vasto,dati i caratteri autentici del suo sentire e della sua espressività.
Anche da questo si comprendono i legami fra scrittura in prosa,in versi e
filosofia. La filosofia,in specie quella dei tempi più vicini,che cerca di
indirizzare l'umanità a una comprensione non superficiale e non scontata degli
argomenti che stanno più a cuore a tutti coloro che vogliono realizzare
un'esistenza giusta,sincera,nella quale la meditazione non abbia caratteri
secondari rispetto al flusso puramente biologico e cronologico della quotidianità.
L'autore fa propri questi argomenti,a giudicare da quanto si legge nel libro. La
speranza è che egli possa continuare così il suo percorso di scrittura e di
fede.
Antonio
Florio
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