L’ingiusta condanna a morte di un innocente ragazzo bolognese nel 1799 è
il primo atto della vicenda che si dipana, attraverso due secoli, fino
ai giorni nostri, coinvolgendo due ignari giovani che, aiutati da altri
particolari “viaggiatori”, si troveranno a ricostruire il loro passato
scoprendo connessioni con il proprio presente e con il proprio futuro;
pur disorientati, si impegneranno mettendo anche a rischio le loro
passioni e riusciranno a compiere la loro missione, affrancando il loro
futuro dal legame con il loro passato.
Il racconto, pur svolgendosi sulla trama della storia degli ultimi due
secoli, si muove su un piano diverso e non “storico”, utilizzando alcuni
fatti realmente accaduti come altrettanti sfondi su cui disegnare le
vicende umane dei protagonisti che si troveranno a sviluppare
riflessioni sul tempo, sui valori della vita e su altri aspetti che,
normalmente, tutti tendiamo a trascurare.
La costruzione del racconto è frutto di un’impostazione “visiva” delle
vicende, con scene iniziali che il lettore può tranquillamente
immaginarsi come dissolvenze in apertura e cambi di ambientazione tipici
di una storia rappresentata sul grande o piccolo schermo, giacché, come
tutti i coetanei, anche l’autore ha vissuto più a contatto con le
immagini che con la carta stampata.