Fabrizio Magnifico

E verrà l'onda

 

E mi sono seduto sulla spiaggia per guardarti.
Non è il luogo di vacanze gioiose, nessuna voce allegra.
un silenzio che mi porta soltanto il rumore della risacca
di un mare che non serve al gioco.
La sabbia non è quella accogliente e calda dell'estate
ma umida, fredda, tagliente.
Le onde non sono il tranquillo andirivieni verso riva.
Nessun azzurro trasparente, nessuna cresta spumeggiante
ma il susseguirsi minaccioso di frustate alla battigia.
Sembra vogliano trascinare via tutto 
spinte dal vento gelato
per distruggere la felicità di altri momenti,
come se il mare abbia dovuto subire gli istanti obbligati
di una giocosità imposta. 
Nessun invito a tuffarmi e lasciarmi perdere,
un movimento aggressivo che mi respinge,
che sembra prendermi per poi beffarsi del mio tentativo,
solo per ributtarmi là dov'ero,
stordito dalla reazione e dal rifiuto.

Un faro sembra voler sfidare la forza immane
ergendosi solo contro la furia spropositata.
Potrebbe sembrare un miraggio di pace,
un riparo sognato,
i colori quasi allegri in mezzo a tanta violenza.
Bianco e rosso.
Nulla e sangue.
La luce che dovrebbe salvare
è stata una volta la nemica da cui guardarsi.
Non può nemmeno proteggermi
dall'onda scura che continua ad allungarsi
e tenta di afferrarmi,
sempre più vicina, più invitante,
più calda ed avvolgentedi questo vento freddo
che mi costringe ad atteggiare un ghigno,
può sembrare una sfida
ma è solo l'estrema resistenza,
il tentativo disperato di chi cerca
la soluzione alternativa alla fuga.

Ma resto qui,
ho freddo,
mi stringo nella giacca e continuo a guardarti,
muoverti come le onde.

Fai crescere questo sito con un voto.

ALTRE POESIE DI FABRIZIO MAGNIFICO

 

 

HOME PAGE