Poesie

Alessandro Giusti

 

 

 
 

IL GRIDO

 

Bagliori di luce che squarciano l'aria
disgregano
smembrano
la notte di veglia.
Immobili ed inutili,
la donna ed il morto,
nell'ombra la lama
il sangue
la colpa

 

 

 

 

QUALE AMORE

 

Ho tratto da te
l'essenza del nulla
fluendoti attorno per linee diverse
ho sceso in silenzio
gradini di sabbia
che il vento rinnega
il flutto dissolve
un tocco rubato
carezze di sangue
la mano scortese esige e congeda
respiro dall'ombra
pensiero dolente
di un cuore gelato
sfumato nel sole

 

 

 

 

NOTTURNO

 

Tramonto
che accenni la sera,
feroce mutare
dei toni
vibranti
dal cremisi all'indaco.
In lieve ritardo
il rintocco
scandito
per undici volte.
La musica
muove la penna
in armonia
col mondo.
Oh cielo notturno,
mia musa,
per te
io scrivo stasera

 

 

 

 

BALLATA DEL CARCERATO

 

Ardo
nella fredda stanza
sottratto
agli sguardi
ed al cielo.
Ricorre il pensiero
struggente
dei timidi passi
che intrecciano
trame di seta.
Impreco
condanno
deploro
il vile gesto.
Si beffa di me
e della tardiva coscienza.
Coperto da strati di polvere
ti guardo dritta in faccia
follia.
Proteggimi
o luna
rischiara
le candide pagine
ove ora ripongo la penna
e il lacrimar del cuore

 

 

 

 

LA CHIMERA

 

stilla feroce
da cuore a pelle
il disperato impulso
che trascina e annebbia.
Muove tirando i fili
d'un eterno strazio
la mano oscura
nella convulsa danza.
Nessun dolore
nel tormento irato
fissa lo sguardo
giustificando i mezzi.
Ombre di niente
nella veglia inquieta
tenda il suo braccio
l'arduo riposo

 



 

 

 

AYLINE
 


Ferma sulla scogliera
Ayline,
a domandarti
se questa vita,
o lo sarebbe l'altra.
Non ti trattiene
l'esistenza vuota
di passi stanchi
etroppo spesso incerti.
Il tuo respiro Ayline,
il pianto sordo,
diretto al cielo
d'un gelato aprile.
Spengi la luce
convulso mare
serra il bel volto
tra le braccia eteree

 



 

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