Racconti di Leonardo Etxeverrìa

 

SottoSopra
(Dialoghi della vita finita)

 Prima che la morte sbuffi, neonata,
sul tempo che ci inventiamo.


Il bar era di quelli meno esposti e affollati di Rue de Brassens.
Sui tavoli ancora puliti la luce stantia dei primi giorni di Marzo, alleggerita dall' ombra della giovane cameriera che ogni tanto dal bancone veniva per disporli diversamente, quando la seguiva il fischiettio della radio nell'angolo opposto alla porta d'ingresso, che forse doveva essersi definitivamente rotta.
Il vecchio guardiano del cimitero di Vaugirard aveva dato disposizioni precise.
Olga Mourào lo stava aspettando con l'aria di qualcuno che non dovesse fare altro, il notiziario del giorno chiuso davanti agli occhi : in una città come Parigi non succedono mai le stesse cose, neanche il caffè che hai bevuto al bar di ieri devi aspettarti che sia lo stesso… Cominciava a sentire caldo.
Il cappello che adesso poggiava sulla sedia a fianco le aveva lasciato un tremore piccolissimo qui sul cranio, nei capelli grigi che aveva sistemato dietro la nuca con un laccio di seta. La giovane cameriera era tornata al bancone e adesso la stava guardando con gli occhi aperti di chi sta per dire qualcosa.
" E' molto carino il suo cappello,signora"-disse-" Adesso che ci penso mi sa che non ne ho mai portato uno simile al suo"
Non aveva importanza come fosse il cappello. Olga Mourào era venuta in quel posto per un motivo preciso. Le rispose che suo padre aveva gestito per lungo tempo un negozio di cappelli nel centro storico di Setubal senza curarsi della probabilità che la ragazza non sapesse che in Portogallo esisteva una città con questo nome, e sforzandosi di non avere un' espressione gentile, perché non avrebbe più parlato.
In ogni modo entrarono subito delle persone, con il resto degli altri odori della strada,e la pioggia che era iniziata a cadere proprio in quel momento, cosicché Olga Mourào potè ritornare al suo notiziario del giorno chiuso davanti agli occhi per rendersi conto che dire di suo padre e della sua città insieme, le dava un' emozione particolare qui sotto la gola, e che forse per amare veramente alcune cose bisogna starne lontani.
Pensò anche che adesso fosse un buon momento per non dare a vedere la sua agitazione compiaciuta, e che quell'uomo vestito di scuro che si trascinava un'espressione rilassata, sulla parte bassa della fronte, era il guardiano del vecchio cimitero di Vaugirard,che un anno prima l'aveva aiutata a seppellire sua figlia di nascosto.


Una voce soltanto un giorno
Correrà a dire che sono morto.
E sarà la mia



" Non mi ero sbagliato sul posto…"
" C'è da aspettarselo, in un bar nascosto dal campanile di Saint Joseph di primo mattino."
"…non crederà mica a quella storia,… delle anime ritornate dai supplizi durante la rivoluzione?"
" Si figuri, penso che debbano esserci tantissime altre anime a lagnarsi in quella chiesa maledetta"
" Lei pensa che siamo tutti condannati, vero? "
" Penso a tutt' altro, signor Claude, e la prego di sbrigarsi a dirmi se ce l' ha fatta."
" Non avrei lasciato il cimitero per vedere una donna, nel caso contrario. Le avevo detto che non sarei venuto"
" Bene"
" E non è stato così facile come credeva. Ma abbassi lo sguardo…"
" Non ce n'è bisogno,le dico"
" Mi racconti invece come e' andato il suo lavoro .."
" Assolutamente come avrei voluto non andasse mai, signor Claude "
" Come immaginava…"
" Ho dipinto lo scempio della mia fine solo per un pazzo come lei "
" Vergine santa! Signora portoghese, non resisto all'idea che le sue mani debbano smettere"
" Non se ne faccia un problema…ho sentito l'arte che mi avevano insegnato sempre come una specie di condanna,
il recepirla naturalmente come una colpa fisica,e alla fine lei mi chiedeva di dipingerle un amore imprevisto.
…immagina quanto mi sia costato voler essere una pittrice?"
" ..Esattamente quanto il desiderio di voler morire nascosta,immagino"
" Cosa sta dicendo? "
" Oh,niente, signora portoghese, non intendo affatto affrontare la sua noncuranza….mi dica soltanto questo: quanto tempo ha dovuto lavorare per il quadro? "
" Cosa vuole che c'entri, questo? "
" Quanto tempo ha perso per nascondere la sua paura di morire. Si ricorda di quando mi portò il corpo della bambina?"
" Questo cosa c'entra, signor Claude, vuole farmi impazzire? "
" Non si sforzi di urlare, o questa storia non finirà; le ripeto che non è mia intenzione salvarle la coscienza, neanche il suo amato parroco ci e' riuscito, a quanto pare, ma fu proprio lei a chiedermi di allentare quanto mai la presa sulla pala, per seppellire la piccola. Mi disse che doveva coprire la vostra colpa fino a nasconderla persino al buio, con lentezza, si ricorda?….E' così che ha dipinto la Vergine che le ho chiesto?"
" …la mia anima persa in quel viso compiaciuto della severità del proprio corpo,…ho perduto la mia infanzia nel reciderla i seni orgogliosi con il pennello, la mia infanzia assopita sui fianchi sciolti,le cosce immobili di piacere,il ventre confuso dal tempo che ha dovuto correre, i piedi di marmo che lo hanno calpestato senza rimedio. Ho dovuto perdermi completamente,signor Claude, non mi era successo così,se davvero le interessa saperlo, ma non so a cosa vuole arrivare,…i patti erano chiari, mi dia quello che le avevo chiesto,adesso, non dica altro "
" Purtroppo questo è più di quanto immagina, le dico,…anche se lei non sembra proprio aver scelta.."
" Signor Claude!"
" Ebbene. Non mi ero sbagliato. La pianta che cresce nelle radura ai limiti del cimitero con il liceo Buffon è proprio l' Artemisia Absinthium,…ciò che rimane della piccola coltivazione che qualche pazzo ha usato in quel posto per rivedere i proprio morti parlare,o Dio sa che cosa. Ma la disturberei nel dire che la ricetta rinnovata dell'assenzio digestivo non arriverebbe che a farla tremare un po' di più …"
"..é per il freddo,non si preoccupi "
" Ho dovuto fare delle trattative con lui "
" Mi scusi…"
"Il suo parroco,signora portoghese,don Baptiste, o dovrei dire il suo amante...?"
" Signor Claude non le darò altro tempo "
" Si figuri,signora portoghese, è tutto suo, il tempo "
" Mi dia quella maledetta bottiglia"
" A cosa le servirebbe adesso? Le ripeto che non dovrà creare problemi,almeno nella città ."
"Non si preoccupi,continui,mi parlava soltanto di tremori…."
"Ebbene,dicevo, ho dovuto fare delle trattative per avere la ricetta da Pontalier "
" Pontalier ? non e' dove l'hanno mandato? "
" Certo, e chissà se quando l'avevano destituito dall'incarico nella chiesa di Saint-Joseph, il povero Babtiste sapeva che l'avrebbero mandato proprio li' "
" Ho saputo che qualcuno ha riaperto clandestinamente la distilleria "
" Già…la grande Pernod-fils Absinte,che produsse per più di cent'anni assenzio per tutta l'Europa. Il marchio della distilleria divenne così famoso che presto questa droga di poeti e sensazionisti fu conosciuta come la fata verde, ricollegandola all'immagine della donna sulle bottiglie."
" Crede che la ricetta tradizionale basterà a sufficienza? "
" La farà andare dove vuole,signora portoghese,ha mai letto cosa diceva Oscar Wilde a riguardo?…anche se devo dirle che il suo parroco vuole vederla sparire davvero.Altro che estasi artistiche: aggiungendo delle bacche acerbe di cardamonio e della maggiorana,la distillazione dell'alcool proseguirà molto più lentamente, niente acqua,niente dolore e il suo cuore non resisterà alla fretta"
" Perché me lo dice con questa tranquillità…? quello che abbiamo fatto è terribile .."
"Io le ho soltanto chiesto di dipingermi un nudo della Vergine,signora portoghese, e le ho portato quello che voleva"
" Perché ha dovuto parlare con lui?"
" Era venuto a chiedermi di sorvegliare la tomba della bambina,prima di andarsene da Parigi.E io gli ho detto che non ce n'era granchè bisogno, visto che da tempo il mio lavoro al cimitero di Vaugirard si era ridotto ad un minuzioso quanto inutile archivio necrologico, che da quando il comune aveva deciso di trasferire le salme a Montparnasse nessuno più ' era stato seppellito nel mio cimitero,tranne la bambina,perché avevo visto la gravità della situazione,e che comunque non sarei stato io a pregare per lei …"
" Non si preoccupi, signor Claude, Dio ci ha dimenticati come fa un vecchio cieco col corpo di una donna"
" Lei mi sembra una persona pericolosa,signora portoghese"
" La vita stessa è un costante pericolo.."
"Non lo credo affatto"
"Lei ha a che fare con i morti,signor Claude.."
" Se vuole offendermi così,non ci riuscirà. Io ho avuto la forza di scegliere ogni cosa"
"…forse ha ragione.Ma anch'io,questa volta….in una città come Parigi non succedono mai le stesse cose,non si è mai così esposti….questa volta anch'io decido, di tornarmene indietro, a quando la mia vita non era nemmeno iniziata"
"Non le viene da preoccuparsi per le persone che le sono state vicino? "
"Cosa sarà mai un collasso cardiovascolare?…I miei genitori mi hanno odiata fino alla morte quando sono andata via di casa dicendo di volermi fare suora. La pittura,poi ,mi ha reso una puttana,ma a loro resta la colpa.Quella di non avermi insegnato che la vita è qualcosa di assolutamente mediocre e povero di senso ,e che tutto questo andrebbe legittimato soltanto facendo ciò che pensiamo meno ovvio,e accettabile…"
" E' una strana teoria ,la sua.Un uomo non sempre fa quello che vuole,proprio non si può ,a volte"
" Si è subito smentito,signor Claude,come immaginavo.Ma mi dica,quest'uomo avrà forse il diritto di non fare quello che non vuole?"
" I diritti li si inventa in ogni giusta occasione,signora portoghese,…comincio a dispiacermi veramente che lei non debba restare a Parigi dopo tutto,…..avremmo trovato un altro posto ancora a Vaugirard,insieme alla piccola Cathrine,questa volta non l'avrebbe saputo nemmeno il suo parroco.."
"Questa volta,no,voglio inventarmi il diritto di avere il mio nome sulle pagine del Diario de noticias,farà molto rumore che una donna abbia avuto l'idea di sventrarsi il cuore di assenzio su un volo di linea Parigi-Lisbona. Anche mio padre verrà a sapere,così,…che non sono diventata una suora,e avrà da immaginare tutto il resto"
"Vuole dire che suo padre non ha avuto notizie di lei da quando è partita? "
"Ci ho messo tempo per capire che non stavo scappando da mio padre,signor Claude, dall'idea che ogni giorno dovessi fare qualcosa che gli somigliasse,che rientrasse nel suo mondo,e che non era soltanto il suo. Una volta arrivata qui ho dovuto sentire come se non fossi mai nata,camminavo per il canale di Saint Martin senza guardarmi avanti,perché dovevo inventarmi prima un equilibrio,qualcosa che non risvegliasse l'intenzione di arrivare altrove,ma che mi desse l'idea di camminare veramente,qualcosa di profondamente mio,..che poi avrei distrutto, mille volte ,per mettermi alla prova,o,non lo so bene…Ero arrivata con la voglia di diventare una pittrice famosa, immaginavo Montmartre e tutta quella serie di nomi per me impronunciabili,già scanditi sulla tela,tremanti,..e invece ho dovuto vendermi fino all'impugnatura…le esposizioni al quartiere latino andavano terribilmente male..ma non potevo avere abbastanza tempo per sentirmi sconfitta, e allora potevo non essere nata ancora una volta,e far finta che le cose fossero cambiate,cambiandole veramente io, distruggendo con le mie mani ogni cosa che potesse ricondurmi alla vita precedente. Arrivavo ad odiarmi sempre di più ,in questo modo,per accogliere la libertà immaginata di poter fare qualsiasi cosa,come correre per Champs Elysèe il giorno di Natale senza urlare in mezzo alla gente che stavo per morire, oppure spogliarmi con tutto il pudore del mondo davanti a padre Baptiste nella saletta attigua al confessionale di Saint -joseph des Carmes,il mercoledì pomeriggio,quando la chiesa è deserta,e non c'e' motivo per farsi vedere pregando.Era necessario che non amassi quell'uomo per desiderare che mi possedesse….e dopo,la sua colpa che era soltanto immensamente la mia,nel mio corpo, e il tempo che bastava per vederla morire nascendo, nelle mie mani,…una bambina dormendo meravigliosamente.."
" E' arrivata ad odiarsi a tal punto,signora portoghese…"
"Una cosa è morire di dolore,un'altra è morire di vergogna ,signor Claude"
" ….perche' dice questo?"
"E' cosi' orribile che lei sia l'ultima persona con cui parlare.."
"E' lei a volere che le cose siano orribili……,quando è stata allora l'ultima volta che ha dipinto?"
" Quando è stata l'ultima volta che ha fatto l'amore,signor Claude?"
"Io non ho mai toccato una donna viva,signora portoghese"
"Lei mi fa schifo,signor Claude."
La giovane cameriera aveva sentito pronunciare queste ultime parole dalla signora del cappello di prima,che adesso si era alzata guardandola come per parlarle,e invece le stava pagando il conto, lasciandosi alle spalle quell'uomo irrigidito dal freddo,che forse aveva iniziato a piangere.





Nessuno lo farà per noi





Prima di alzarsi dal letto aveva sentito il cane abbaiare per quasi dieci minuti di seguito.
Ma era squillato anche il telefono.
O piu' precisamente si era mosso.
Un fremito nervoso prolungato,e ancora,fin dentro il groviglio della coperta accanto al viso che ha smesso di dormire.
Povera Silvia,incosciente e puttana di questo giorno,
resterai senza tregua dentro le tue parole,sempre e comunque.



Ogni silenzio
e' il declino di una parola.
Ascolta se esisti
se esisti 
se esisti...

..Non perdi l'abitudine di non tornare a dormire,vedo - chi cazzo sei? -…e neanche quella di ricordarti di me - pronto? - 
(…) 
Lo sapevo,di nuovo ubriaca,non avrei dovuto chiamarti - Non so cosa pagherei per dirti che non ci sono - Dove sei stata? - E a te cosa interessa? Ti hanno detto qualcosa? - Niente,assolutamente niente, e' che non so quando potrò chiamarti la prossima volta,devo sapere se ci sei ritornata - E a te cosa interessa,dottore?…Devi capire come dovrai insultarmi quando ti dirò che non voglio più sentirti? - Smettila,non ho tempo da perdere - Cos' hai da perdere,tu?! Tu non hai niente da perdere,Valerio,guardarti bene intorno,niente che fai perché non devi,non perderesti niente nemmeno a limare le mie stronzate per scoprirne di più su di te - Ricominci con questa storia? - Sei tu a ricominciare sempre,e io non mi stanco di lasciarti sondarmi la fica via etere…- Silvia…. - Niente da fare,dottore,la tua fronte sarà logora con tutto il resto prima di quello che immagini - ..Mi fai pena 
("…………………………………..")
("…………")
pronto? - Perché invece non posso stare zitta? - Fin quando capirai a cosa serve parlare…e' solo per le parole che non si dicono che la gente muore,credimi… - ..e chi ti dice che non voglia morire? -..non hai abbastanza tempo per deciderlo - …ah,allora ok,..mi arrendo,e comincio col dirti che lo faccio anche per seppellirmi di nuovo sotto le coperte, che' ti sento lo stesso,…non ho il coraggio di guardare la stanza,giuro, stanotte nel buio inciampavo in qualunque cosa mi ricordo possa averci messo - Ma da dove abbaia quel cane?..Non la smette - Ci sono abituata,ormai non mangia da giorni,gli ho aperto la porta un sacco di volte,ma sembra non capire - E allora? - Allora che? E' stato lui a seguirmi quel giorno,te l' ho già detto?..L'ultima settimana alla fabbrica di Gauchin,aveva seguito l'odore del cioccolato e si era messo giusto fuori al negozio,fermo,tipo ultimo cliente; Quando sono arrivata sotto casa,ce l'avevo ancora a due metri distante,io pensavo che a Parigi i cani randagi fossero meno… - Non ti riconoscerei dalla voce,e' come se avessi scelto di cambiarla da un giorno all'altro - La voce? Non farmi ridere,dottore,questa te la fiondo indietro,continuo a cantarmi addosso la tua vita,tutte le sere,e chissà fino a quando non smetterò - Allora non e' cambiato niente.. - Se e' questo che ti interessa sapere,no,..non mi dispiace affatto vendermi lontano da te, e ormai mi conoscono quasi tutti,e non riesco più a piangere durante l'esibizione,per fortuna,…neanche per gli insulti che mi scivolano addosso, per gli occhi di quelli seduti più vicino già slacciati in petto,che si attaccano ad ogni nota di Jaques….A proposito,il pianista ,te lo ricordi? Era venuto in negozio per le infusioni di arachidi quando venivi a vedere se stavo ancora da Gauchin, mi sono fatta anche lui. - Silvia… - Quanto ancora ,devi ripetere il mio nome per ricordartelo? - non vorrò più chiamarti se continui ad andare in quel posto - ...l'altro giorno ho resistito anche a June christy…ho cantato quella maledetta canzone tutta d'un fiato e m'era venuto in mente quando ero ancora a Torino,e nel tuo studio rispettavo il turno come il resto delle persone,tranquillamente seduta..per non dare a vedere quando mi sarei infiltrata nel retro della stanza delle visite,dove hai i dischi che tua moglie non sopporta.. - E questo chi te lo dice? - Nessuno,.. è per questo che e' vero… - Che ridi? - Sembra proprio impossibile, parlarti, -Ascolta,Silvia…e' una questione importante,che devo sbrigare con te…- Un'altra ancora,Valerio?…Davvero non ti bastano le volte che hai voluto scoparmi con la massima discrezione?
(…………………………………………)
(…………………………………………………)
..Ecco,.. soltanto così , mi ricordo di averti conosciuto…
(..)
quando stai zitto,…quando non ci sei per nessuna ragione al mondo,..quando vadoenontornopresto ma aspettamiacasa lavorofinoagiovedi' prendoilprimoaereosenzafretta, e poi le storie con tua moglie che ogni mattina pulisce paradiso e inferno, e quello che non sopporto di te,credimi,e' che non mi hai mai detto una bugia,lo odio,ti giuro,..lo odio,
Ho dovuto far finta di essere impunitamente innamorata di te per giustificare tutto questo,assurdo a pensarci,ma lo volevo veramente perché non sai niente di me… - Non riesco proprio a seguirti,ma ti rendi conto di quello che dici? - bhè ,cosa cazzo vuoi?..Dovrò pur dirti qualcosa se mi lasci parlare!…Da quand'e' che non lo facevi,eh?..Neanche mi ricordo l'ultima volta che ci siamo sentiti..neanche so dove cazzo sei andato a finire adesso…- Sono all'isola d' Elba,……c'e' stato un convegno nazionale,non so perché abbiano deciso di farlo qui,pensavo di avertelo già detto.. - no… 
(……………..)
(.)
(.)
(………………………………………)
oggi forse non mi sarei nemmeno alzata se non avessi chiamato…e' da giorni che non parlo con nessuno.
Ieri notte sembravo in coma,e' come se mi stessi abituando al dolore,Valerio,e non puoi immaginare quanto sia inutile dirtelo - E' proprio di questo che volevo parlarti - Ah,non dirmelo,per piacere,..hai dissepolto qualche analisi dalla tua stanza?..Non mi interessa niente, ti giuro,né quanto tempo mi manca,né quello che devo fare perché il tempo mi manchi meno, ti prego…. 

(…- ok ti lascio parlare avanti non so nemmeno cosa dovrò tacere per non darti l'idea di essere turbato e non so cosa e' giusto a questo punto se debba essere io a scappare a fingere di non averti conosciuto mai per essere una altro e -…..)

vorrei non avere nessuna speranza che mi tenga ancora qui dentro, e a dormire fino a quando dovrò prepararmi per stasera , con la gente che mi vedrà come una normale puttana da quattro soldi, e invece non preoccuparmi di sentirmi male nel casino,…implorare alla fine quel bruciore alla nuca che ti dico sempre..e poi giù come una morta,un altro giorno calpestato.
Non voglio che tu mi comprenda,Valerio,io non farò a tempo a dirtelo,.. ma ti odio,sai?……..Pronto?…Sei già andato via?- Silvia,…non puoi sapere quanto tempo ti resta,..per adesso fino a quando nel tuo cervello resti tanto spazio da contenerlo,e dovresti incazzarti,…dimmi che così non può essere ,e domani sono a Parigi senza un' altra idea,ti prego.
Ho parlato con non sai quanta gente,non saresti la prima ad operarti - Dio santo! Valerio, e come potrei giustificarlo? Tu sei pazzo,tu sei un pazzo fottuto,io sono ferma da una vita,questo non lo capisci?…Io non voglio stare bene,non posso, cazzo, non voglio continuare a cantare senza emozionarmi,non voglio più tornare a Torino per mangiare il gelato di Ferretti vicino piazza Statuto,non voglio mentire alla gente che incontrerò per strada e mi offrirà un passaggio,non voglio più libri,nella mia vita, non voglio mai dirti che ti amo
(……………………………………………)
- L'ultima notte che ci siamo visti,sullo scalone di Notre -Dame,ti ricordi?…Ti eri messa a sedere davanti a quel gruppetto di zingari che sembravano suonare da un altro mondo,dicevi,dove non era triste quello che era triste, e continuavi a zittirmi senza nemmeno uno sguardo.
Eri li perché non l'avevi scelto, ti ricordi,Silvia?Avrei potuto darti tutta la libertà dei secoli…eri seduta nel freddo a tenerti la testa nelle mani per non sembrare una statua, tremavi senza dirmelo,quella volta, non era perché ti portassi a casa,né per le mie attenzioni virili,…volevi soltanto quella musica,nella tua vita, volevi soltanto quello..- L'ultima volta che ci siamo visti,eh?…- 
Non piangere Silvia,..questo non ti servirà …,io non sono entrato nella tua vita sapendo già come ne sarei uscito, no devi piangere per quello che sai,e' inutile- ..E' inutile già, inutile pure sapere che sei entrato dentro di me,senza nemmeno chiedermelo,quella volta
- Silvia,era di questo che volevo parlare…ho chiamato tutti gli ospedali di Parigi,prima di decidermi a sentirti,perdonami se non riesco a tenerti il tono di sempre,io non lo faccio,ma tu perdonami, cosa ne e' stato?…Perdonami,Silvia,..tutto questo e' impossibile, ma non puoi nascondermi ancora tutto…io , mi sembra di aver capito,ma non posso andare avanti così ,e' passato già del tempo ma mi hai lasciato indietro con te,sai?..L' ho fatto io,forse,sono stato io ad andarmene, ma la mia famiglia sarebbe scomparsa,ho sbagliato a dirti tutto dall'inizio che così ti sarebbe sembrato più normale che me ne andassi,non lo so,più normale per te, non ero a casa, Silvia,…
(…………………………)
(- io non sono la casa di nessuno - )
(………..)
(……………..)
- Tutto muore dentro di me…anche le parole per dirlo,si…sarò stata sempre io la distruttrice,ma non posso fare almeno del buio per resistere a tutti i giorni che mi mancano…e da me non può venire altro,ti giuro.. il mio corpo non e' una promessa,Valerio,..
(……………………….)
(………………………………)

(-Cos ' hai fatto,…Silvia?-)
(……………)

(……………………………………)
(-Io non partorisco speranze -)

-..Vuoi che ti distrugga la vita,Valerio? - Nessuno lo farà per noi… - E allora chi e' il colpevole ? -Ti resta poco tempo,Silvia - Non lo sentirò comunque,non temere- 
(…………………………)
(…………………………………)
- Non mi hai mai detto perché continuavi a piangere le prime volte all' Etoile…
- Tu non lo potevi sapere… piangevo tutta la tristezza che non avevo potuto ammazzare prendendomi a pugni la pancia…- Sono restato a Parigi ancora un mese,dopo l'ultima volta….e non avevo deciso di venire a spiarti ogni giovedì sera,venivo come per ubriacarmi,ma con l'attenzione di sempre,non volevo che tu lo sapessi,non avrei saputo dare spiegazioni…. - Hai ragione,Valerio…nessuno lo farà per noi…


Solo pochi passi lasciano il cane nell'angolo della sala di ingresso a dormire con mille ragioni per farlo, oltre il pianerottolo di casa le scale che vomitano il tuo corpo sulla strada.
Povera Silvia,puttana di questo giorno
Urla,
Urla senza pensare di doverla smettere.










Alika
O il paese delle lucertole senza coda





Menti,
oppure taci per sempre.
L'ombra ribelle del tempo
ti ha detto una cosa.
Non scavare nelle tue mani,
tu menti,
e ora taci per sempre




"Mara,
ti scrivo quando vorrei che piangessi di fronte al mio viso,adesso, per quello che direi senza parlare.
Sotto la mia finestra è arrivata la processione dei musicanti per la festa di Sant' Eusebio,stamattina la piazza grande del porto era piena di gente,i vecchietti a ballare in cerchio con la fronte sporca di sole,e io parlavo a telefono con la notizia di tuo padre che ha ricevuto una tua e-mail da Parigi soltanto tre giorni fa'.
Noi qui,non sapevamo neanche del tuo trasferimento,e che sei stata assunta dalla compagnia aerea.Io non ne sapevo davvero niente.Neanche immagini le supposizioni cretine che ho dovuto evitare,non sentendoti da quasi cinque mesi ,e mi dicevo sempre lo stesso: non importa,finalmente e' riuscita ad andarsene da questo posto maledetto,e forse sembrerà più felice,forse avrà addirittura il coraggio di dire di esserci cresciuta suo malgrado.
Non mi ricordavo nemmeno di avere ancora la tua agenda tra le altre cose che mi lasciasti nel 
cassetto, prima di andare a salutare le bambine che dormivano nell'altra stanza.
Era notte fonda,quando sei partita,te lo ricordi? Hai sempre avuto un gusto orribile nel fare le cose senza pensarci troppo, tu,anche quando eravamo piccole e ti si perdeva ogni tanto perché alla stazione degli autobus avevi visto un vecchio col cappello rosso da pescatore, e dovevi capire se era vero che parlassero da soli nel cammino verso casa come nel loro zittire pieno di espressioni, davanti al mare. Ti allontanavi dal nostro gruppetto di ginocchia rinsecchite perché il figlio della zia Yota ,appena arrivato da Salonicco,diceva che ti avrebbe baciato fino alla gola,e urlavi a denti stretti quando gli altri ragazzi ti mostravano le code delle lucertole che ancora si muovevano, perché dicevi nel paese un giorno sarebbero partiti tutti gli uomini,anche l'ultimo,e le lucertole senza coda sarebbero state gli unici abitanti, mostruosamente tristi.
Mai una volta che potessi guardarti intera,per me.
Neanche quando potevi perdere tutto il tempo che avevi immaginato in un giorno, per restare ferma a sentire le storie dei nostri cugini di Cipro che avevano costruito un ristorante su una spiaggia,seduta, sul tappeto che avevo imbrattato con i colori a tempera rubati dal negozio del doganiere,e ti pettinavo i capelli che ogni volta mi sembravano non solo lunghi ma ,giuro, più rossi ancora.
Avrei voluto fossero anche i miei,a volte, che nelle mie mani non se ne perdesse mai l'odore, quello di casa tua,della cucina di tua madre,delle bambole che ti avevano comprato alla fiera degli zingari di Kalàmata,e che ogni tanto ti prendevo di nascosto.
Non so perché mi hai lasciato la tua agenda,quando te ne sei andata. Ci sono scritti i nomi di tutte le persone che non hanno più saputo nulla di te.
Tuo padre aveva una voce stranissima a telefono,sembrava stesse parlando davanti ad una telecamera,con la voce aperta,le parole come respirate,come a dirmi voglio che almeno così non ti perda niente di quello che posso dirti di lei,e che ti rimanga perché non dovrà più vederti per il male che le hai fatto.
Tuo padre non mi perdonerà mai,questo l' ho accettato da tempo,e devo ammettere che è stato più facile dal momento che ha voluto trasferirsi nella vostra vecchia casa alla Plaka, con quella albanese che lavorava per lui nella tabaccheria,e che la sera camminando vicino alle banchine scivolose del porto,lo prendeva sotto il braccio con un sorriso indecente e orgoglioso.
Mi ha detto che quando sei arrivata a Parigi hai subito pensato di rimanerci per tutta la vita,e la fine della frase m'era sembrata assolutamente sgarbata in confronto a quello cui mi hai abituato quando potevi ancora restare con me,ma me ne sono fatta una ragione ovvia,non era il posto che avevi sempre sognato,il luogo magico delle tue supposizioni di ragazzina,e la probabilità di esserne delusa a questo punto poteva diminuire tanto da non scalfirti nemmeno.
Ho saputo che hai affittato un appartamento da una vecchia parigina che legge Blake quasi declamandolo mentre tu stai facendo finta di dormire nell'altra stanza,e che malgrado tutto ti piace restare li perché la pazza non ti ha ancora trattenuto a parlarti di lei,del suo passato,e allora tu resterai fino a quando non la vedrai piangere perché hai il portamento di una persona assolutamente discreta e non resisterà.
La vedrai piangere e magari le dirai che il suo reale passato non conta,perché adesso potrebbe anche non esistere lì,a parlare con te, e che l'importante e' ciò che avremmo voluto essere,che si ricorda soltanto questo,che e' l'unica vera dimensione della vita…
Il tuo reale passato sono anche io,Mara.
O se devo dar ragione a quello che hai sempre detto,è l'amore che per te ho conservato nel mio cuore verticale,il mio insensibile equilibrio di donna nel vederti girarmi attorno senza sapere dove ti fermerai.
Adesso sembra tutto così ovvio.
Stamattina il paese intero era come fosse esploso dal becco di una tromba dimenticata nella polvere,con me che vado tre volte alla finestra per vedere da lontano il faro lungo il molo di San Eusebio, triste,che l 'hanno triturato di colore per i festeggiamenti, ultima bella invenzione.
Ero già vicina al telefono quando ha chiamato tuo padre.
Parlare con lui fa sempre lo stesso effetto: la sera che mi scoprì mentre avevo deciso di dirti le cose di quel giorno bellissimo che eravamo arrivate in moto quasi fino a Patrasso ,e ti avevo detto poi un bacio,mi afferrò per i capelli e mi trascinò in quel modo fino a casa mia che era già spenta,con il resto della gente uscita dalle porte vicine.
Aveva giurato di non picchiarmi durante tutto il cammino mentre mi diceva che come puttana non sarei valsa a niente se avessi mantenuto quei capelli cosi lunghi che avevo ,quasi come i tuoi,e insieme a mia madre con l'anima puntata, me li tagliarono fino alla radice,strappandoli dalla vergogna.
Quella notte non è stata la più lunga della mia vita.
Avevo la certezza che non se la sarebbero presa con te,
e questo mi fece dormire fino a quando mi vennero a dire che saresti partita.
Avevo dormito così tanto,alla fine.
In amore il tempo rotola su di sé fino a ingoiarsi del tutto,e a sfiorare l'orizzonte del nulla,tumefatto di ordine.
I miei capelli non sono mai più cresciuti,ma questo sarebbe stato il torto più grande che avrei potuto fare a te e all'amore che una volta mi hai concesso.Avevi ragione.
Sono rimasta una lucertola senza coda.
Ma per ora sono l'unica,qui…
Mostruosamente triste,
Lena."


Era già il primo giorno di primavera,e sembrava che la pioggia battente non ne avesse fatto caso,da due ore già,a correre sulle piste grigie senza fili di nebbia e quasi chiare,invece.
IL primo boeing per Atene decolla alle 9:47 ,la gate a14 è quella che segue ai negozi i dischi della Virgin in fondo alla sala azzurra dei voli internazionali.
"la signorina Krismopulos dopo il primo passeggero..."
"..Non pensavo di restare per così tanto tempo in bagno, né di avere un paio di forbici nella borsa"
Intanto le persone vedevano prendersi lentamente il biglietto da mano,e dritti poi nel pulmino a luci accese che aspettava davanti alla scaletta della gate.
"..Resto ad Alika da mia cugina,per adesso.."
"E questo cosa c'entra?"
"Scusa?"
E' che non voleva più ascoltarlo.
Marcel Festa era l'assistente di volo più idiota che le fosse capitato fino ad allora:un ragazzo troppo discreto,ché così ' l'angosciava. 
Adesso lui si chiedeva come Mara avesse fatto a nascondersi i capelli che solitamente le abbracciavano le spalle sotto il berretto blu dell' Air France.
Il viaggio sarebbe durato più o meno due ore.
Lei pensò di dover sorridere già da adesso.

 

 

 

 

HOME PAGE