Recensioni del romanzo "Farfalle di porcellana"

 

 

 

 

TRAMA: Nicol scopre da bambina di essere dotata di un potere particolare ma, anziché gioirne, non riesce a trarne che tristezza e sconforto. Dopo la morte della nonna, la vita di Nicol è un crescendo di eventi infelici che la portano, appena maggiorenne, a fuggire via, lontano da tutti i ricordi, lontano dal suo vecchio mondo. È una fuga verso una difficile libertà: il nulla o se stessa?


CRITICA: Le farfalle del titolo aleggiano lungo tutto il libro, si rincorrono, scompaiono e riappaiono come a ricordare che non bastano un paio di ali per scappare via ma che possono comunque essere utili a volare altrove e non necessariamente verso l’oblio. Sono anche metafora della vita, quella di Nicol in questo caso, che tende a mutarsi lentamente da gioiosa e spensierata a crudele e impietosa. E le farfalle, da svolazzanti e libere, possono subire una dura metamorfosi: diventare come porcellana, fragili e indifese contro gli urti degli eventi più tragici.

Questo romanzo di Gianluca Della Monica è di piacevole lettura, seppur nella sua tristezza. Non si può far altro che seguire Nicol passo dopo passo, nell’attesa della mossa successiva, della catarsi finale. Poetico, non solo nei momenti lirici veri e propri che rompono, talvolta, la prosa. Poesia che è un rifugio per Nicol, dove far riposare per poco le ali stanche.

 

 

Ero l’ala spezzata di una rondine moribonda,

ora sono un cigno che danza in un lago di un giardino fiorito.

Ero la neve e poi il ghiaccio dell’inverno polare,

ora sono l’aromatico caffè nella tua tazzina di porcellana[…]”

 

E’ un accanimento continuo quello della vita contro Nicol. Un susseguirsi di prove ardue, crudeli, che fanno piazza pulita tutto intorno a lei. Ma l’invito nascosto tra le righe sembra essere quello di non mollare mai la presa, di conservare le proprie ali e di usarle per librarsi sopra nuovi sentieri, tracciati da mani invisibili, le stesse che ci mettono alla prova e che, talvolta, sono lì in attesa che si riesca a vederle, per stringerle e ricominciare. E “c’è chi si accontenta di una boccata di felicità e chi rincorre la fortuna galoppando in sella a cavalli pazzi”. Nicol lo sa bene. E non solo lei.

(Luisella Ceretta)

 

     
 

Farfalle di porcellana, è la storia di Nicol, una ragazza che fin da piccola si accorge di possedere la capacità di percepire quando una persona amata sta per morire. Visioni e sensazioni che non si limitano a terrorizzarla nelle rare occasioni in cui compaiono, ma arrivano a condizionare in modo permanente le sue capacità di sentire, di relazionarsi con gli altri, di vivere in modo semplice e gioiosamente banale l’infanzia e l’adolescenza.
La prima parte del romanzo è interamente permeata da una sensazione di immanente, tragica fatalità nell’attesa che i drammatici eventi, che la protagonista è costretta ad intuire, puntualmente si consumino disgregando una famiglia non più felice. Ma Nicol possiede le risorse per reagire e la seconda parte si svolge in uno scenario completamente diverso, lontano dai luoghi e dai visi amati, in un paese straniero dove la ragazza si rifugia per cercare di ricominciare a vivere e per capire come sia possibile farlo. Incontra un giovane, Maximiliam, che le offre di lavorare in un negozio di farfalle ma specialmente le fa trovare un’altra chiave di lettura e di interpretazione della sua complessità interiore. Maximilian non è il bene, è anche lui un personaggio fragile e contraddittorio, ma Nicol coglie l’occasione e si apre, come una crisalide, da sola, a una fase nuova della vita.
Una storia intensa, ben scritta, che si legge in un fiato.  (G.F.)

 

 

 


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