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Passeggiate lungo il fiume,
vicino ai canneti gracidanti,
alle ninfee bianche assediate
da ingorde libellule,
un passo dopo l’altro
a parlar di noi,
una sosta al vecchio salice
a stringere i nostri corpi
in improvvisi abbracci.
Ricordi di un tempo passato,
di giornate che mai avevano fine,
di sogni ad occhi aperti,
in una stagione senza tempo
che solo l’improvviso gelo
di una mano ossuta poté troncare.
Ogni anno fioriscono le ninfee,
svolazzano le libellule,
ma il vecchio salice
piange un ramo
troppo presto spezzato.
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