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PALUDE
 

Enrico Astolfi

 

 

Palude
 Astolfi Enrico

 

 * Titolo: Palude
* Autore: Astolfi Enrico
* Editore: La Carmelina
* Data di Pubblicazione: 2008
* ISBN: 8890330031
* ISBN-13: 9788890330032
* Pagine: 138
* Reparto: Narrativa italiana

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Giuanin, un anziano che vuole farla finita sparandosi con una vecchia pistola e che accidentalmente incontrerà il suo angelo custode con le fattezze di una moldava di mezza età; Mario Marino, dipendente comunale che si gonfia minuto dopo minuto, bolso di ambizioni e futili vanità; Clara e Mimmo, che si amano e non si amano, che si cercano e si disperdono; Gegio, U Bullet e i loro amici ultras, in cerca di un'evasione attraverso una trasferta della SPAL. Sono questi i personaggi di Palude, primo, fresco romanzo di Enrico Astolfi.
Fra spacciatori, colf, uomini da bar, impiegati, pensionati, prostitute, perdenti, un libro di racconti che può essere letto come un romanzo. Un testo che dissacra e sbeffeggia Ferrara, la palude, il contenitore creativo di queste singolari storie.

Allego anche una recensione:
Da Il Mattino di Ferrara - periodico indipendente d'informazione, ANNO 6 - numero 3/4 - 2008, p. 19
l libro d’esordio del 31enne Astolfi, ferrarese d’origine e tecnologo audiovisivo a Roma, è un libro di quattro racconti che si legge come un romanzo. Le ultime parole sante di Giuanin, Le dimensioni della mediocrità, La figlia del direttore vs la teoria del cinghiale e Anni 90. Vecchi ultras, sono infatti racconti che, pur diversissimi fra loro per genere e sound, vedono rincorrersi gli stessi personaggi, incastrarsi le stesse situazioni rivelando <>, come pone bene in luce lo stesso Lorenzo Mazzoni nella prefazione. L’autore sceneggia una Ferrara color palude, la riplasma in forma di contenitore pronto ad assorbire tutte le storie e andare a fondo, fermo immagine di città che, dietro le vele del cambiamento globale e multietnico (<> constata uno dei personaggi), continua a olezzare di muffa. Vale a dire un odore che può piacere solo a chi ci è nato e cresciuto, in questi luoghi così malsani, eppure così magnetici come l’assolo di sax di una ragazza arzigogolata e bellissima. Nei luoghi tipicamente ferraresi che Enrico descrive con maestria (appartamenti del Grattacielo dentro cui badanti moldave ubriache non riescono a pronunciare la parola “cappellacci” e dicono “cappelaski”; l’ex curva Ovest farcita di tifosi <>; il bar Fiorella coi suoi marginali aedi delle quattro di mattina; i sampietrini di Via delle Volte e il bar di Gegio in Piazza Verdi; il ristorante cinese di San Giorgio) aleggia sì un’aria stantia di rassegnazione, ma una rassegnazione che è, paradossalmente, passionale. Ogni anno infatti, dopo la Grande Illusione & Mazzata Finale, noi ferraresi rinnoviamo come l’abbonamento RAI la speranza che il prossimo anno sia finalmente quello buono per uscire dal Pantano, un po’ come la Spal tutte le volte che inizia un nuovo campionato di serie C. Perché la rassegnazione, nel ferrarese nativo, è sempre, in un certo senso, vittoria.
I piccoli, epici, grotteschi fatti della zént di palude, siano essi intimi o corali, pulsano di quella particolare forma di tenerezza mista a malinconia, di odio impastato all’Amore che soltanto un “paludaro” nato da queste terre d’acqua può tradurre in parole: e in forza del suo background di studioso di cinema e aspirante sceneggiatore, in forza della sua scrittura visiva e veloce a tratti levitata di surrealismo (come nel secondo, riuscitissimo, racconto il cui protagonista è una specie di Gregor Samsa made in Padania), Astolfi quella forma l’ha espressa benissimo.
Fausto Bassini

informazioni sulla casaeditrce: www.lacarmelinaedizioni.it 
il booktrailer: www.enricoastolfi.blogspot.com

 

 

 


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