Non poteva gridare
per il nastro adesivo sulla bocca e, uno dei ragazzi serrandola come in
una camicia di forza, le era quasi impossibile muoversi e avrebbe
preferito non aver mai ascoltato quanto aveva dovuto ascoltare, cioè che
lei sarebbe venuta dopo perché «Bella come il demonio e come dulcis in
fundo.» Come per nulla al mondo avrebbe voluto vedere ciò che aveva
visto e che stava vedendo.
Un figlio di puttana aveva deflorato e appena concluso lo stupro
dell’amica del cuore che scherzando aveva chiamato spesso “vergine
impenitente,” ed ecco che un altro dei vermi si apprestava a strisciare
su di lei, bava di lumaca malata su un bocciolo di magnolia!
Il Disco di Nebra costituisce una delle scoperte archeologiche più
importanti del XX secolo ed è la più antica rappresentazione del cielo.
Scoperto nell’estate del 1999 da alcuni saccheggiatori di tombe
all’interno di una cavità in pietra sul monte Mittelberg, nei pressi
della cittadina di Nebra in Germania, esso è costituito da una lastra in
metallo con applicazioni in oro risalente a più di 3500 anni fa nella
quale sono chiaramente raffigurati fenomeni astronomici e simboli
esoterici. Dal 2002 appartiene al museo regionale della preistoria di
Halle, in Sassonia-Anhalt. L’omonimo romanzo di Giovanni Nebuloni
avvince sia per la vivacità della trama, intrisa di azione e colpi di
scena, sia per i riferimenti culturali ed esoterici sparsi lungo il
romanzo. Ambientato a Milano, a Mosca, in Grecia e principalmente in
Germania, Il Disco di Nebra inizia con un clamoroso attentato al Duomo
di Milano per poi dipanarsi lungo vicende e sentieri intricati, a volte
illusori o ingannevoli, ma sempre affascinanti e collegati da sottili
correspondances.
Giovanni Nebuloni vive e lavora a Milano. È traduttore da varie lingue e
collaboratore di riviste. Dopo La polvere eterna, questo è il suo
secondo romanzo.