Non - Prefazione
ovvero capitolo I bis
Ho chiamato questo incipit "non prefazione" con l'intento esplicito di
evitare che chi legge lo salti e passi oltre. È notorio che tutti
abbiamo - e molto spesso a ragione - come una specie di istinto a
passare direttamente al capitolo primo saltando i preamboli. Un po' per
curiosità di iniziare la "vera" lettura e un po' per la convinzione che
leggere le introduzioni sia tempo sprecato.
In molti casi è necessario invece soffermarsi un momento anche sulla
premessa perché vi si rintraccia lo spirito e per così dire la chiave di
lettura di ciò che si andrà a leggere.
Così è per molti testi e così è anche per la storia di questa donna di
nome MargaREta che vi apprestate a leggere.
Dedico questo libro a mia nonna perché nell'accudirmi con molto amore ed
equilibrio, ha saputo regalarmi un'infanzia serena, e così ha
contribuito in modo determinante alla formazione dei lati positivi
(pochi o tanti che siano) della mia personalità. I nonni sono un
patrimonio insostituibile per le giovani generazioni, trovano sempre il
modo di essere utili, e possiedono la saggezza frutto dell'esperienza,
che è proprio ciò che maggiormente difetta ai giovani, per ovvi motivi
di età. Purtroppo la società moderna spesso li accantona, li emargina
secondo la logica distorta di una sorta di consumismo generazionale, che
non perdona agli anziani di non riuscire a stare ai tempi del vorticoso
progresso tecnologico. Troppo spesso dimentichiamo che,
proprio perché naturalmente avulsi dai ritmi schizofrenici della vita
moderna, i nonni sono una riserva di amore, di tempo e di pazienza per
coloro che ne hanno più bisogno: i bambini. Trascuriamo gli aspetti
positivi ed utili delle generazioni precedenti, ingigantendone le
caratteristiche negative e null'altro.
Poiché però non sono un sociologo esprimo semplicemente la mia opinione
e non mi dilungo oltre nell'analisi di un fenomeno complesso e delicato,
che non potrei in ogni caso approfondire in questa sede.
In secondo luogo dedico il libro a mia figlia e mio marito perché
rendono le mie giornate, ciascuna di esse, degne di essere vissute,
regalandomi un presente pieno di energia vitale. Loro costituiscono lo
stimolo che mi spinge ad impegnarmi ogni giorno per essere una persona
migliore domani, di quanto io non sia stata ieri.
Questo libro lo dedico anche a tutte le persone, che per mia grande
fortuna sono tante, che in vari momenti difficili della mia vita mi
hanno aiutato, di volta in volta mettendomi a disposizione ciò che
potevano offrire: solidarietà, comprensione, esperienza, la forza per
resistere o per ricominciare,il coraggio di mettersi e rimettersi in
gioco, di fare autocritica, di guardarsi dentro. Ho incontrato sulla mia
strada amici carissimi di ogni età e di tutte le estrazioni sociali, e
poi insegnanti e anche medici, che mi hanno regalato parte del loro
tempo e delle loro energie.
MargaREta è nata e vive in queste pagine anche grazie a loro. In lei c'è
qualcosa di me e anche qualcosa di ciascuno di loro. Ma poi MaragREta ha
preso a vivere di una vita propria che appartiene soltanto a lei: potrei
dire che è nata da me un po' come una seconda figlia, immaginaria, e poi
ha preso in mano il suo destino, la sua storia, si è staccata da me
definitivamente, usando la mia penna solo per spiegare se stessa e le
sue ali sulla scena della sua vita. Ed è uscita così, come lei stessa si
racconta nelle pagine che state per leggere.
Intendo spiegarvi brevemente come nasce il sotto titolo di questo libro:
in una delle numerose notti insonni che la mia bimba di pochi mesi
generosamente mi dispensava, ho pensato di poter trasformare la celebre
locuzione della liturgia cattolica "in parole pensieri opere e
omissioni", in "...opere e commissioni". Questo è il mio modo per
rendere l'idea di come spesso la nostra pochezza di esseri umani
estremamente fallibili, possa rasentare il ridicolo. Queste irriverenti
"commissioni" al posto delle "omissioni" non intendono in nessun modo
mancare di rispetto al senso religioso cui appartengono - e che io
rispetto come tutti i patrimoni culturali e religiosi fin quando non
divengono un estremismo che ingenera e legittima soprusi - ma soltanto
dare la misura, in tono ironico, delle piccolezze degli uomini. Ma
poiché di queste piccolezze l'uomo vive, ed altresì perisce (!) tanto
vale prendere atto della nostra natura fragile, perfettibile e mai
perfetta e cercare di trarre il meglio da noi stessi, dalle persone che
ci circondano e della vita che ci è concesso vivere.
Così nasce questa storia, la storia di MargaREta. E io così ve la
consegno.
L'Autrice