Anche in un mondo
di caos e distrazione è ancora possibile una relazione con se stessi. È
questo il filo conduttore del romanzo Il padrone di casa, scritto dal
giornalista Alberto Samonà, e pubblicato per le edizioni Robin.
Il romanzo è il contenuto di dodici lettere che il protagonista scrive,
nei dodici mesi di un anno, ad un’amica lontana. L’uomo cerca risposte e
pone le proprie domande alla donna, ma la destinataria delle lettere
resta in silenzio, mentre un ritmo circolare, evidenziato dalla mancanza
di una risposta, contrassegna lo scorrere del tempo. La donna resta muta
per tutto il libro, fino a quando, forse, si può incominciare a sentire
la voce del “padrone di casa”, il solo in grado di mettere ordine fra le
mille altre voci che convivono nell’autore delle lettere.
Nel libro, l’estensore delle lettere è “dipinto” come un ricercatore
addentro agli studi esoterici, che, però, ad un certo punto – complice
una causa esteriore – si rende conto di come abbia beatamente trascorso
tutta la propria vita nel sonno, nell’appagamento dei propri ego,
ingigantiti anche dagli studi iniziatici, nonostante lo scopo di questi
fosse, in origine, ben diverso e cioè, un fine di “liberazione”.
“Il padrone di casa” apparentemente non è un libro di esoterismo, ma
sotto la forma della narrativa epistolare, appare come un viaggio
simbolico dentro di sé. Il punto di partenza è la condizione dell’uomo:
il protagonista, infatti, pur conducendo una vita di successi,
intellettuali e sociali, sente un vuoto al proprio interno, condizione
da cui incomincia la narrazione del testo.
L’ammissione con se stesso di questa privazione e la comprensione di una
possibilità contrassegnano le pagine del romanzo, che appare influenzato
dalle idee di Gurdjieff, nonostante la fonte non venga mai citata, come
segno di rispetto e di discrezione da parte dell’autore verso il proprio
riferimento.
Alberto Samonà, autore e giornalista siciliano, ha scritto diversi libri
a contenuto simbolico, fra cui Le colonne dell'eterno presente (ila-palma
2001), La Tradizione del Sé (Atanòr, 2003), Riti pasquali (AA.VV.
Ac-Mirror 2005), Tarocchi (AA. VV. Ac-Mirror, 2005). Dal suo racconto
intitolato La bambina all’Alloro, il cantastorie iracheno Yousif Latif
Jaralla ha tratto lo spettacolo teatrale Le orme delle nuvole. Ha
scritto e diretto a teatro le piéce Una fiamma a Campo de’Fiori sulla
figura di Giordano Bruno e Arcani maggiori, viaggio simbolico fra le
ventidue carte. È componente della giuria nazionale del concorso
letterario “Subway letteratura”.