Esistono
differenti modi di vivere e condurre la propria esistenza. E spesso il
tempo non è mai sufficiente, non basta a riordinare e collegare quanto
più logicamente possibile le diverse trame di ciò che quotidianamente
accade a ciascuno di noi.
Altro elemento di “disturbo” è la lotta senza esclusioni di colpi
con il proprio destino che non sempre calza a pennello, anzi quasi mai
lo si riesce a indossare senza sentirlo troppo stretto.
Per completare il quadro, il difficile rapporto con i ricordi,
con la memoria, perennemente in bilico tra rimpianti e rimorsi.
Fino al mattino è uno spaccato, attraverso diversi racconti, di ciò che
ognuno di noi può vivere giorno dopo giorno, un vero e proprio portale
che apre al lettore un universo parallelo, dove il narrare diviene
sguardo acuto su tutto ciò che sfugge alla nostra attenzione
Una recensione fatta da un amico che ogni tanto pubblica recensioni
cinematofratiche su internet:
Un bosco in pieno inverno.
Il leggero crepitio della neve fresca sotto gli scarponi, il respiro che
si condensa in nuvolette di vapore. Il silenzio è tanto e tale che, se
si è capaci di ascoltare, si può diventare tutt’uno con ciò che ci
circonda. E iniziare a ricordare.
Ricordare i tempi in cui sognare era così bello, in cui tutto passava
perché si era in compagnia, in cui ci si sentiva parte di qualcosa, in
un mondo fatto prima di tutto di persone: da amare, da ammirare, da
sostenere.
Fino al mattino è questo: un punto d’osservazione privilegiato sulla
vita, i pensieri, le emozioni di un ragazzo in cerca della propria
identità, del modo “giusto” di vivere i rapporti, della felicità che gli
è incolpevolmente scivolata fra le dita; undici racconti per undici
storie che hanno qualcosa in comune “con l’urgenza dell’amore e
l’inevitabilità del destino, e che nascono dalla sofferenza impaziente e
inquieta che anima la giovinezza”, il tutto redatto in uno stile limpido
e accurato, che a tratti trasfigura in poesia.
E sullo sfondo i cuori, i gesti, le voci di un popolo da sempre
costretto a fare i conti con la dura realtà della vita contadina, che ha
scelto per sé un solo imperativo: ripartire sempre, senza dimenticare
mai.
Un plauso all’autore, che ha saputo regalarci un’opera prima profonda,
coinvolgente, toccante, con acuti squillanti (Il Divo, Ritornare, Una
Bella Giornata) e la rara capacità di mettere a proprio agio il lettore
fin dalle prime battute, proponendogli un percorso di maturazione in cui
riconoscerà in ogni singolo personaggio un gradito compagno di viaggio.
Alessandro Fiorencis